Parto

Le problematiche tecniche e, soprattutto, medico-legali del travaglio di parto e del parto sono di natura estremamente delicata. Infatti nessuno, a parte lo specialista in ginecologia ed ostetricia, deve sentirsi autorizzato a ritardare l’ospedalizzazione in caso di sospetto di travaglio di parto.

E’ da raccomandare la massima prudenza anche quando le proprie conoscenze e la propria esperienza evidenziano una situazione prevedibilmente tranquilla: la diagnosi e l’assistenza sono esclusiva competenza del personale specializzato!

In caso di urgenza non fate i conti con le contrazioni. Sicuramente la rottura delle membrane deve consigliare l’ospedalizzazione immediata.

Di rado, ma succede, ci si può trovare di fronte ad un parto precipitoso. Sicuramente bisogna comunque provvedere al trasporto in ospedale. E’ importante chiedere alla donna se la gravidanza è stata fisiologica o meno, se è a termine e se all’ultimo controllo sono state riscontrate o sospettate anomalie di qualsiasi genere e, in particolare, della presentazione fetale.

Assistenza d’emergenza al parto spontaneo “di vertice”

Il parto spontaneo di vertice

Il parto spontaneo di vertice

Procuratevi un asciugamano o una coperta pulita per proteggere il bambino, un sacchetto di plastica per la placenta, assorbenti igienici o tessuti puliti e leggeri di lino o cotone per tamponare la vagina dopo il parto, spago o lacci o strisce di tessuto pulite e forbici per legare e tagliare il cordone ombelicale. Sterilizzate le forbici e le strisce di tessuto facendole bollire in acqua per almeno 10 minuti.

Se c’è tempo, stendete sul letto un telo impermeabile e un lenzuolo pulito. Aiutate la donna a mettersi in posizione ginecologica, con alcuni cuscini a sostenere il dorso, le ginocchia piegate, le gambe divaricate e le piante dei piedi appoggiate al letto. Se possibile, disinfettate i genitali esterni con un disinfettante non alcolico. Se l’assistenza viene prestata da personale autorizzato, si svuoterà la vescica con un catetere e si posizionerà una cannula venosa periferica.

Durante l’espulsione della parte presentata si attuano le manovre di protezione del perineo (è la regione anatomica più o meno a forma di rombo che comprende i genitali esterni e l’ano). Collocatevi di fronte o alla destra della partoriente, applicando la mano sinistra sulla parte superiore della vulva e con essa cercate di rendere graduale l’espulsione della testa. La mano destra verrà applicata contro il perineo posteriore in modo che il palmo sia a diretto contatto con il perineo e che la commissura vulvare posteriore sia compresa tra pollice ed indice divaricati. Una garza tra la mano e il perineo consente una migliore presa sui tessuti.

Durante le contrazioni invitate la donna ad afferrare le ginocchia, piegare la testa in avanti, trattenere il respiro e spingere contraendo i muscoli dell’addome.

Guidate e sostenete la testa del bambino durante la sua fuoriuscita, pulendola da sangue e secrezioni. Se il viso è coperto da una membrana, laceratela e rimuovetela subito con le mani aiutandovi con una garza o un tessuto. Il cordone ombelicale di solito è libero ma, se lo trovate avvolto intorno al collo del bambino, fatelo scivolare delicatamente sopra alla sua testa.

Una volta fuoriuscita la testa fetale, assecondate la rotazione esterna ponendo le due mani a piatto sui parietali del feto (le zone laterali della testa), quindi trazionate in basso per consentire il disimpegno della spalla anteriore sotto l’arcata pubica. A quel punto rivolgete la trazione sulla testa verso l’alto ed anche la spalla posteriore si divincolerà. Il tronco e gli arti seguiranno senza problemi. Sostenete il neonato man mano che fuoriesce.

A parto avvenuto liberate con una garza la bocca e il naso del bimbo da sangue e secrezioni. Per favorire la fuoriuscita del muco, afferrategli le caviglie e sostenete la testa affinché sia più bassa del corpo, cercando di mantenere il neonato alla stessa altezza della madre. Se non piange subito, dategli alcuni colpetti sulle piante dei piedi o strofinategli la schiena. Se non respira, praticate la respirazione artificiale.

Se il trasporto in ospedale viene effettuato immediatamente, il neonato può rimanere attaccato al cordone ombelicale. Senza tirare il cordone, coprite il bambino lasciando scoperto il volto e adagiatelo sull’addome della madre con la testa leggermente più bassa del resto del corpo.

Se dovete tagliare il cordone ombelicale, prima di tutto legatelo saldamente in modo da interrompere la circolazione sanguigna. Fate un nodo a circa 15 cm. dall’addome del bambino e un altro nodo a 20-25 cm. I nodi devono essere ben stretti. A questo punto tagliate il cordone a metà tra i due nodi.

Il secondamento, cioè l’espulsione della placenta, avviene generalmente dopo 5-20 minuti dalla nascita del bambino. Per favorirlo, potete massaggiare delicatamente e in senso circolare l’addome della madre. Conservate tutta la placenta per farla esaminare dal medico.

Con un assorbente o un panno pulito tamponate il sangue presente in vagina e predisponete per il trasporto in Pronto Soccorso.

Nessuno deve farsi prendere dalla tentazione di fare da solo. Comunque vada, la donna deve essere visitata dal ginecologo e il neonato dal pediatra neonatologo.

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