Pronto soccorso ancora nel caos a Roma

Gravi difficoltà, ancora una volta, nei reparti d’emergenza degli ospedali romani. Nella giornata di ieri molti pronto soccorso della capitale e della provincia hanno oltre modo saturato la propria capacità ricettiva, già quotidianamente messa a dura prova, costringendo i pazienti sulle barelle delle ambulanze.

Secondo alcuni organi di stampa, le ambulanze contemporaneamente bloccate alle ore 14 erano 19. In tutta la giornata le ambulanze ferme troppo a lungo sono state 7 al Policlinico Umberto I, 10 al Policlinico Casilino, 9 al Policlinico di Tor Vergata, 6 all’ospedale Vannini, 6 all’ospedale Pertini, 7 al San Giovanni e 4 al Sant’Andrea. Decine i pazienti in attesa di un posto letto.

L’uso dei servizi d’emergenza in Italia, e nel centro-sud in particolare, è fortemente anomalo perché:

  • mancano iniziative di educazione sanitaria per la popolazione;
  • i servizi territoriali sostitutivi sono generalmente carenti;
  • gli sforzi riorganizzativi per i reparti d’emergenza sono portati avanti ancora da pochi, tenaci, colleghi;
  • i medici, spesso lasciati soli, sono costretti alla “medicina difensiva”: si preferisce proporre il ricovero molto più spesso di quanto effettivamente serva;
  • mancano i posti letto.

Su questo ultimo punto mi verrebbe da pensare che qualche controllo in più dei Carabinieri del Nas non guasterebbe. Mi verrebbe da pensare che forse, in qualche caso, la tentazione di gestire la cosa pubblica come un fatto privato è ancora troppo forte. Mi verrebbe da pensare che forse certe gestioni dei ricoveri, effettuate direttamente dai primari o dai direttori di cattedra in nome della ricerca scientifica, dovrebbero essere riviste.

Si prenda atto che l’emergenza è quotidiana! Ne devono essere consapevoli tutti: utenti, operatori sanitari, amministratori e politici. Ormai non si può dare la colpa solo all’epidemia influenzale stagionale o alla bolla di calore.

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