Quel fastidioso bruciore di stomaco

Due parole sulla malattia da reflusso gastroesofageo.

stomacoLa malattia da reflusso gastroesofageo (M.R.G.E.) è una condizione clinica caratterizzata da reflusso di contenuto gastroduodenale nell’esofago con comparsa di sintomi in grado di interferire con la qualità della vita.[1]

I due sintomi specifici sono la pirosi (bruciore che dallo stomaco sale verso la gola) e il rigurgito (risalita di succo gastrico verso la gola).[2]

Diagnosi

La presenza di almeno uno dei sintomi specifici, combinata alla sua riduzione significativa (più dell’80%) dopo terapia con un farmaco inibitore della secrezione acida gastrica per almeno 15 giorni, permette di porre la diagnosi di certezza.

L’endoscopia (esofagogastroduodenoscopia) è indicata in:

  • Pazienti con sintomi specifici che non rispondono alla terapia.
  • Pazienti con sintomi cosiddetti di allarme (anemia, disfagia cioè sensazione di passaggio difficoltoso del cibo nell’esofago, massa palpabile addominale).

La manometria esofagea (studio della motilità dell’esofago) e la pH-metria esofagea delle 24 h (studio della presenza e durata degli episodi di reflusso dallo stomaco in esofago) sono da riservare comunemente a: [3]

  • Pazienti con sintomi specifici che non rispondono alla terapia.
  • Pazienti con sintomi atipici per confermare la diagnosi.
  • Pazienti candidati all’intervento chirurgico.

Terapia

La MRGE è una malattia cronica che tende a recidivare. Lo scopo della terapia non è quella di eliminare i disturbi ma di controllarli, in modo che non interferiscano con la qualità di vita.

Cambiamenti dello stile di vita

Tra le varie raccomandazioni per migliorare il quadro clinico, solo le seguenti si sono rivelate efficaci in studi clinici:[4]

  • Controllare l’eccesso di peso.
  • Dormire inclinando il letto in modo che la testa sia più in alto dei piedi.
  • Evitare di coricarsi subito dopo aver mangiato.

Terapia medica

Gli inibitori di pompa protonica (omeprazolo, lansoprazolo, pantoprazolo, rabeprazolo, esomeprazolo) sono i farmaci più efficaci. L’efficacia dei vari farmaci di questa classe è sostanzialmente equivalente. L’associazione con farmaci antiacidi a base di alginato di sodio, assunti dopo i pasti e prima di coricarsi, può essere utile. Dopo l’iniziale terapia a pieno dosaggio per 4-6 settimane, il dosaggio del farmaco inibitore di pompa protonica va calibrato in modo da ridurre i sintomi di almeno l’80% rispetto al livello di partenza.[5]

Effetti collaterali: cefalea, dolore addominale, nausea, diarrea, stipsi. Per contrastarli si deve ridurre il dosaggio o cambiare tipo di farmaco.[6]

Interazioni farmacologiche: evitare l’associazione con il clopidogrel, un farmaco antiaggregante piastrinico molto utilizzato nel trattamento delle sindromi coronariche acute.

Terapia chirurgica

Sono stati proposti vari tipi di intervento, ma il cardine è cercare di impedire il reflusso di contenuto gastrico in esofago, avvolgendo parte dello stomaco intorno all’esofago terminale per costruire una sorta di valvola. Attualmente l’intervento è eseguito generalmente per via laparoscopica. Le indicazioni alla chirurgia sono:[6]

  • Inefficacia della terapia medica.
  • Intolleranza alla terapia medica.

Terapia endoscopica

Sono stati proposti vari procedimenti per creare una valvola antireflusso tra esofago e stomaco per via endoscopica. Attualmente queste tecniche sono ancora in fase sperimentale e non possono essere applicate nella pratica clinica.

Manifestazioni extraesofageo della M.R.G.E.

La faringite e la laringite cronica, la tosse cronica, l’asma possono essere ragionevolmente imputate alla M.R.G.E. solo in presenza dei sintomi tipici (pirosi e rigurgito). In assenza dei sintomi specifici la M.R.G.E. solo raramente si associa a queste patologia.[6]

In conclusione

  • Gli inibitori di pompa protonica sono il perno della terapia della malattia da reflusso gastroesofageo. L’obiettivo della terapia è individuare la minima dose sufficiente a controllare i sintomi.
  • I cambiamenti dello stile di vita possono essere utili, se consigliati selettivamente.
  • La chirurgia antireflusso deve essere impiegata nei casi intolleranti o resistenti alla terapia medica.
  • La terapia endoscopica è ancora in fase sperimentale.

Bibliografia

[1] Vakil N, van Zanten SV, Kahrilas P, Dent J, Jones R; Global Consensus Group. The Montreal definition and classification of gastroesophageal reflux disease: a global evidence-based consensus. Am J Gastroenterol. 2006 Aug;101(8):1900-20

[2] Klauser AG, Schindlbeck NE, Müller-Lissner SA. Symptoms in gastro-oesophageal reflux disease. Lancet. 1990 Jan 27;335(8683):205-8.

[3] Dent J, Brun J, Fendrick AM, Fennerty MB, Janssens J, Kahrilas PJ, Lauritsen K, Reynolds JC, Shaw M, Talley NJ. An evidence-based appraisal of reflux disease management — the Genval Workshop Report. Gut 1998;44:S1-S16.

[4] Kaltenbach T, Crockett S, Gerson LB. Are lifestyle measures effective in patients with gastroesophageal reflux disease? An evidence-based approach. Arch Intern Med. 2006 May 8;166(9):965-71. Review.

[5] de Leone A, Tonini M, Dominici P, Grossi E, Pace F; EMERGE Study Group. The proton pump inhibitor test for gastroesophageal reflux disease: optimal cut-off value and duration. Dig Liver Dis. 2010 Nov;42(11):785-90.

[6] Kahrilas PJ, Shaheen NJ, Vaezi MF; American Gastroenterological Association Institute; Clinical Practice and Quality Management Committee. American Gastroenterological Association Institute technical review on the management of gastroesophageal reflux disease. Gastroenterology. 2008 Oct;135(4):1392-1413, 1413.e1-5.


Illustrazione: Wikimedia Commons

di Marcello Picchio

Il dott. Marcello Picchio è dirigente medico di I livello presso l’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Generale dell’Ospedale “P. Colombo” di Velletri (RM).


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