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La prevenzione del tromboembolismo venoso in viaggio

di Massimo Pacifici, 27 dicembre 2011 @ 14:09 In Area pubblica | Nessun commento

ViaggiLa Trombosi Venosa Profonda (TVP) è un’alterazione della circolazione sanguigna causata da una massa solida, il trombo, che si forma nel processo di coagulazione del sangue e che occlude un vaso venoso in un qualsiasi distretto del nostro organismo. Le sedi più frequentemente interessate sono gli arti inferiori.

I fattori che predispongono alla trombosi venosa profonda sono un incremento della viscosità del sangue, una riduzione del flusso ematico oppure un danno della parete della vena.

L’Embolia Polmonare è un’emergenza medica causata dall’ostruzione di uno o più rami arteriosi del polmone. Nella maggiore parte dei casi è la complicanza di una trombosi venosa profonda degli arti inferiori: l’occlusione venosa causata da un trombo si stacca dalla sua sede primitiva e prende il nome di embolo, risale l’albero venoso, raggiunge il cuore e arriva al microcircolo polmonare.

Il Tromboembolismo Venoso (o Malattia Tromboembolica Venosa) comprende la trombosi venosa profonda e l’embolia polmonare e può comparire in seguito a lunghi viaggi. Può essere attribuibile a un viaggio se si verifica entro 8 settimane. L’incidenza dopo voli di durata superiore a 4 ore è di 1 caso ogni 4.656 voli, mentre per voli di più di 8 ore è di circa lo 0,5% in viaggiatori a basso o medio rischio.

La grave embolia polmonare sintomatica nel periodo immediatamente dopo il viaggio è estremamente rara dopo voli di durata inferiore a 8 ore e sale a 5 casi per milione nei voli oltre 12 ore. Il rischio di trombosi correlata ai viaggi è maggiore nei soggetti con preesistenti fattori di rischio, come una storia familiare o personale positiva per trombosi venosa profonda. Altri fattori di rischio possono riguardare le donne in gravidanza e puerperio o che usano la pillola anticoncezionale, chi ha subito interventi chirurgici o traumi, chi è costretto a periodi di immobilizzazione prolungata, chi è affetto da neoplasie o malattie autoimmuni e chi presenta condizioni particolari che possono influenzare la coagulazione del sangue (sindrome da anticorpi antifosfolipidi, iperomocistenemia, deficit inibitori fisiologici della coagulazione, resistenza alla proteina C attivata (apcr) e fattore V Leiden, polimorfismo g20210a del gene della protrombina).

La ricerca scientifica si è a lungo interrogata sull’efficacia delle precauzioni da prendere.

Pur essendo indispensabile per le funzioni metaboliche generali, in particolare per chi soffre di patologie croniche, una buona idratazione non è in grado di prevenire la trombosi.

Utilizzo globale di calze a compressione e anticoagulanti per i viaggi a lunga distanza non è indicato.

Esistono prove indirette, invece, che il mantenimento della mobilità può prevenire il tromboembolismo venoso. Mantenere la mobilità è una precauzione ragionevole per tutti i viaggiatori su distanze superiori a 3 ore.

La valutazione del rischio deve essere fatta caso per caso, ma è probabile che un recente intervento chirurgico maggiore (entro 1 mese), un tumore maligno attivo o precedenti trombosi associate a viaggi permettano di identificare i viaggiatori a rischio più elevato di trombosi.

I viaggiatori ad alto rischio di trombosi devono indossare calze elastiche per viaggi superiori a 3 ore.

Nei casi ad alto rischio in cui il medico ritenga opportuna la profilassi farmacologica, gli anticoagulanti sono raccomandati sulla base dell’osservazione che in altri scenari clinici forniscono una tromboprofilassi più efficace rispetto agli antiaggreganti piastrinici.

Watson H G, Baglin T P. Guidelines on travel-related venous thrombosis [1]. British Journal of Haematology 2011; 152: 31–34. doi: 10.1111/j.1365-2141.2010.08408.x

Foto: Frans Persoon [2]

di Massimo Pacifici
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Medico chirurgo, specialista in chirurgia generale.



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