Il paziente difficile e il rispetto della dignità di tutti

Quali diritti ha il paziente maleducato e violento? Come si deve comportare il personale sanitario? Tra le tante e-mail che riceviamo, alcune toccano aspetti particolarmente delicati del rapporto medico-paziente.


Buongiorno, sono un infermiere della U.O. Dialisi dell’Ospedale xxx, presso il Nostro centro, da qualche mese ormai si verifica una spiacevole condizione per i pz e per noi operatori. Un pz con modi arroganti, sgarbati e violenti, valutato più volte dagli Psichiatri del nostro Ospedale e valutato come soggetto “caratteropatico” e con intervento in due occasioni della Polizia Locale e della Polizia di Stato.

Il pz in questione vuole unicamente alcuni infermieri per assisterlo durante la seduta emodialitica, essendo ormai passati parecchi mesi dall’inizio di questi episodi (in totale circa un anno e mezzo) e volendo far turnare presso la sua postazione emodialitica anche gli altri infermieri (indesiderati dal pz) chiedo un consiglio su come comportarci per eventuali altre “esplosioni di rabbia e violenza” che avvengono anche in sala dialisi difronte a tutti gli altri pz creando ansia e preoccupazione negli stessi.

La domanda in questione è: “può un pz in una struttura pubblica scegliere gli infermieri?”, la seconda domanda è la seguente:”possono gli infermieri indesiderati dal pz rifiutarsi di attaccarlo in dialisi e di assisterlo durante la seduta?” ed infine “è giusto e corretto che lo assistano sempre gli stessi infermieri?”.

Grazie distinti saluti.

e-mail firmata

Salve Gianluca. Lei solleva un problema delicatissimo e molto diffuso alla cui base sono riscontrabili motivi sessisti, ideologici, religiosi o razzisti che spesso si uniscono e confondono con tratti caratteriali patologici. Dietro un comportamento aggressivo o violento spesso c’è dell’altro, di natura patologica organica e non, che non è mai stato inquadrato prima. Immagino che il paziente a cui Lei fa riferimento non sia stato fattivamente preso in carico dai servizi psichiatrici competenti per territorio.

Tenga presente che il paziente non sottoposto a tutela ha diritto all’autodeterminazione delle cure, intendendo con questo la facoltà di scegliere le cure e dove e con chi effettuarle dopo opportuna informazione. Questo principio è sancito dai codici deontologici delle professioni sanitarie. Un dializzato, oltre tutto, è un paziente definibile fragile perché affetto da una disabilità grave il cui trattamento non è differibile, pena la vita.

Cosa fare? Dal punto di vista formale il personale sanitario a qualsiasi livello non può astenersi dal prestare assistenza al paziente ma ogni episodio critico deve prevedere la segnalazione per iscritto al responsabile del Servizio e alla Direzione sanitaria. Essi hanno l’obbligo di attivarsi per offrire al paziente integrazioni (internistiche, psichiatriche, psicologiche, neurologiche) e alternative assistenziali interne o esterne alla struttura ospedaliera, visto che il comportamento del paziente denuncia almeno parzialmente un venir meno del rapporto fiduciario. Sempre dal punto di vista formale, l’operatore sanitario ha il diritto/dovere di tutelare la sicurezza propria e quella degli altri pazienti, così come il diritto di tutelare l’onorabilità personale e della professione che esercita, denunciando le ipotesi di reato alla magistratura.

Dal punto di vista pratico quest’ultima possibilità è generalmente poco percorribile e deve essere intrapresa con la consapevolezza di affrontare un iter complesso e dall’esito spesso inutile. I migliori risultati pratici si ottengono solo con il dialogo collegiale: è l’ospedale, e non il singolo operatore in maniera estemporanea, che si organizza per avvicinare il paziente e la struttura sociale che ruota intorno a lui.

In conclusione, in assenza di alternative gli operatori sanitari non possono astenersi dalle prestazioni assistenziali di cui sono competenti e devono fare appello alle loro capacità di autocontrollo ma hanno il sacrosanto diritto, per la tutela della propria professionalità e della salute del malato stesso, di non affrontare un problema del genere da soli.

L’argomento è complesso e non esistono regole adatte a tutti i casi. Spero di aver almeno parzialmente risposto ai Suoi dubbi. Visto che la cosa riguarda molti, se non ha nulla in contrario (…) vorrei pubblicare la Sua domanda e questa risposta su Eumed.org. Sarebbe un’occasione preziosa per raccogliere le opinioni e le esperienze di altri colleghi.
Cordialità.

(Massimo Pacifici)

di Massimo Pacifici

Medico chirurgo, specialista in chirurgia generale.


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