Depressione: gli infermieri dei reparti affollati si ammalano di più

Secondo ricercatori finlandesi gli infermieri con alti carichi di lavoro corrono maggiori rischi di ammalarsi di depressione rispetto ai colleghi di reparti meno affollati.

Un nuovo studio ha registrato che il personale ospedaliero dei reparti più affollati accumula più congedi per malattia causati da depressione rispetto ai colleghi con un carico di lavoro ottimale. La grande maggioranza dei lavoratori nello studio – il 93 per cento – erano infermieri.

I risultati della ricerca, pubblicata on-line quattro settimane fa sul Journal of Clinical Psychiatry, sollevano la possibilità che lo stress cronico a causa di un pesante carico di lavoro potrebbe compromettere la salute mentale di alcuni lavoratori dell’ospedale.

Per lo studio sono stati utilizzati i dati dei tassi mensili di occupazione dei posti letto di 16 ospedali per gli anni 2003 e 2004. Sono state poi analizzate le informazioni sulle assenze per malattia per i 5.166 membri del personale nel 2004 e nel 2005.

I reparti che, per anno, non avevano in media più del 85 per cento di occupazione dei posti letto sono stati considerati alla potenza ottimale. I reparti che hanno superato l’85 per cento sono stati considerati sovraffollati.

I ricercatori hanno preso in considerazione fattori come l’età e il sesso dei lavoratori, la tipologia e l’anzianità di servizio, l’area di specializzazione medica. La stragrande maggioranza degli infermieri e altro personale non ha usufruito di congedi per depressione indipendentemente dall’affollamento del reparto. Nel complesso il personale nei reparti più affollati – in cui sono stati utilizzati in media oltre il 95 per cento dei posti letto – ha corso un rischio doppio di prendere un congedo di malattia per depressione rispetto ai colleghi dei reparti con un numero ottimale di pazienti.

Secondo gli autori, oltre alla preoccupazione sulla salute degli operatori sanitari, i dati di questa ricerca sono in linea con i risultati di studi passati, secondo i quali il sovraffollamento dei reparti può compromettere l’efficienza e la sicurezza delle cure. L’aumento delle probabilità di infezioni correlate all’assistenza ne è un esempio.

La dottoressa Marianna Virtanen del Finnish Institute of Occupational Health di Helsinki ha riconosciuto che anche altri fattori non indagati in questo studio, come le difficoltà nei finanziamenti o il management inadeguato, potrebbero essere coinvolti nel legame tra sovraffollamento dei reparti e rischio di depressione per il personale ma, ha aggiunto in una dichiarazione alla stampa, «Buona prassi potrebbe essere quella di mantenere l’occupazione dei letti a un livello ragionevole».

Al lettore disattento queste conclusioni potranno sembrare la scoperta dell’acqua calda. Invece questo studio, pur non arrivando a dimostrazioni inconfutabili, ha l’indubbio merito di aver indagato una condizione spesso difficile da misurare e di aggiungere a questi temi – talvolta oggetto di valutazioni scientificamente inadeguate, da cui si traggono conclusioni di comodo – un ulteriore tassello di verità.

Chi lo dirà ai nostri amministratori?

Fonte: Virtanen M, Batty GD, Pentti J, Vahtera J, Oksanen T, Tuisku K, Salo P, Terho K, Ahola K, Elovainio M, Kivimäki M. Patient overcrowding in hospital wards as a predictor of diagnosis-specific mental disorders among staff: a 2-year prospective cohort study. J Clin Psychiatry. 2010 May 4. [Epub ahead of print]. Doi: 10.4088/JCP.09m05238blu

Foto: Leopard Print

di Massimo Pacifici

Medico chirurgo, specialista in chirurgia generale.


2 commenti per Depressione: gli infermieri dei reparti affollati si ammalano di più

  • vincenzo

    Ciao ragazzi, sono un infermiere profesionale e da 20 anni lavoro in una clinica privata del casertano. E’ una clinica di fisioterapia. Il mio reparto comprende trenta posti letti e diciamo che in media è sempre pieno del 95%. Si lavora abbastanza. Depressione? Sì mi sento depresso, ma non perché lavoro troppo. Mi sento depresso perché in questa clinica quando ci pagano ( quando ci pagano!) sembra che ci stanno facendo la carità… Ecco qual è la causa della mia depressione! Qui lavoriamo e non veniamo pagati come gli altri che delle altre cliniche. Adesso che stiamo a giogno non ci hanno ancora pagato i mesi di marzo, aprile e maggio… ecco da doveviene la depressione. Altro che lavoro come dicono i finlandesi! Loro non hanno mai sofferto il mancato pagamento, perciò buttano la causa addosso al troppo lavoro… sarei lieto di conoscere cosa avrebbero scritto, se avessero sofferto le nostre stesse difficoltà, se si fossero trovati al posto mio. Ecco, questo vorrei sapere. Tutto qui.

    • Ciao Vincenzo,
      giusto per oggi avevo in programma due righe sulla qualità delle cure infermieristiche: Gli infermieri tedeschi lanciano l’allarme.
      I venti di crisi si stanno facendo sentire da qualche anno anche oltre le Alpi, ma in Germania un infermiere con la tua anzianità può contare anche su 500 euro netti al mese in più. Senza contare il diverso tessuto economico e sociale: affitti più bassi e facili da trovare, trasporti e servizi pubblici affidabili, asili per i figli e assistenza per i propri familiari anziani.
      La Germania non è certo il Bengodi – la crisi si sta facendo sentire e non da ora – ma lì una situazione come la tua è inconcepibile. Da noi, invece, è ben più diffusa di quanto comunemente si sappia (in particolare nella tua regione e nel Lazio) e interessa sia le strutture private sia quelle pubbliche. Quando va bene, con il pagamento dello stipendio assicurato, il rinnovo contrattuale resta fermo per anni. Con il blocco in alcune regioni dei concorsi pubblici, la prospettiva per un’infermiere di trovare sempre un lavoro è diventata una pia illusione.
      Quando sui giornali leggiamo cifre di deficit a nove zeri, spesso non ci rendiamo conto di cosa questo voglia dire per tutti noi: molte gestioni dissennate di un federalismo sanitario talvolta troppo pesante da sostenere nel corso degli ultimi vent’anni, senza contare il malaffare, stanno togliendo dignità professionale agli operatori e limitando il diritto dei cittadini a essere curati presto e bene. Senza contare che, se qualche anno fa le risorse c’erano ma venivano impiegate male, oggi in qualche modo le cose sembrano cambiate in peggio.
      Grazie per aver fatto sentire la tua voce in modo così chiaro e dignitoso (l’argomento mi tocca non personalmente ma molto molto da vicino). Spero che chi ha la responsabilità di decidere dimostri almeno un briciolo della tua dignità.
      Massimo

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