E’ falso il 25% delle chiamate al 118

Altissimo il numero delle false chiamate: la vita degli altri messa in pericolo da stupide e folli bravate ma anche da servizi migliorabili.

Emergency call center

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«Arriviamo sul posto e non troviamo niente. La percentuale di telefonate false al 118 si attesta al 25%», così il direttore sanitario dell’Ares 118 Lazio Antonio De Santis. Con 13 milioni di telefonate e 3 milioni di interventi, il sistema dell’emergenza del nostro Paese effettua gratuitamente un servizio letteralmente vitale soprattutto in caso di emergenze cardiovascolari e respiratorie, ictus e traumi. Nelle condizioni più gravi il sostegno alle funzioni vitali nei primi minuti dall’esordio dell’evento patologico o traumatico aumenta la sopravvivenza in maniera inequivocabile.

Le problema delle false chiamate è solo uno degli aspetti di un fenomeno diffuso e complesso, quello delle interferenze alle attività di soccorso. Sono coinvolte la nostra capacità di agire, quando dobbiamo chiamare con calma i soccorsi, ma anche la nostra consapevolezza  sul rispetto delle regole: l’occupazione delle corsie d’emergenza quando si è alla guida o la sosta selvaggia, tanto per fare solo due esempi molto comuni nelle nostre città, incidono in maniera intollerabile sui tempi del soccorso.

Non sempre, però, le false chiamate sono veramente tali. Esistono condizioni in cui il nostro sistema dell’emergenza non risulta adeguato: manca ancora un’organizzazione basata sul modello del Centro di raccolta delle chiamate d’emergenza (PSAP, Public Safety Answering Point) e sul numero unico 112, la localizzazione del chiamante è inadeguata e ancora molto si deve fare per la gestione delle chiamate di chi ha disabilità o parla una lingua diversa. Operazioni per le quali l’Italia è in forte ritardo e ha subito sanzioni europee.

Sugli aspetti gestionali e tecnologici, l’adeguamento  per la localizzazione del chiamante costituirebbe un importante deterrente alle false chiamate, mentre la gestione integrata delle chiamate più complesse in partenza da minori, disabili o stranieri darebbe voce a parte delle richieste mute, classificate oggi come false chiamate.  Dobbiamo solo attendere che il nostro Paese superi le resistenze a unificare i servizi, la cui replicazione in tante centrali operative diverse non appare legato solo a problemi tecnici ma al vero e proprio mantenimento di aree di potere.

Quanto alla nostra consapevolezza di comuni cittadini, bisognerebbe cominciare a insegnare ai ragazzi cosa fare nelle emergenze. L’auspicio di Mario Costa, presidente onorario della Società Italiana di Medicina dei Servizi, è l’approvazione di un testo già all’esame del Parlamento che obbligherà questo insegnamento nelle scuole. Come sognatore, che ha iniziato l’esperienza di Appunti di Pronto Soccorso sul web ormai tanti anni fa, mi unisco all’auspicio. Anche perché le risorse economiche da investire per la formazione costano solo per la mente di taluni amministratori e politici e si ripagano in termini di efficienza di gestione. Un punto cruciale, quello economico, in un momento in cui lo Stato, alcune Regioni e noi tutti siamo costretti  fare i conti con pesanti piani di risanamento.

Foto: Kecko

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