I defibrillatori pubblici aumentano la sopravvivenza nell’arresto cardiaco

L’ampia diffusione di defibrillatori portatili nelle scuole, sui posti di lavoro e in altri luoghi pubblici del Giappone ha aumentato il numero di persone che sopravvivono all’arresto cardiaco.

I risultati di un ampio studio riportato ieri sul New England Journal of Medicine confermano l’efficacia e la necessità di una più ampia diffusione dei defibrillatori semiautomatici esterni (DAE o AED) ad accesso pubblico per i soccorritori non professionali.

L’arresto cardiaco è una emergenza medica rapidamente fatale senza un trattamento immediato. La maggior parte dei casi si verifica quando il cuore va in fibrillazione ventricolare, un disturbo del ritmo in cui il muscolo cardiaco si contrae in modo caotico e non pompa il sangue in modo efficace.

La scossa elettrica di un defibrillatore può interrompere l’arresto cardiaco e ripristinare il ritmo normale. Gli AED sono dispositivi portatili utilizzabili da utenti non professionisti che analizzano automaticamente il ritmo del cuore e, se necessario, guidano l’utente a fornire la scarica elettrica.

Negli ultimi anni gli AED sono stati collocati in un numero crescente di aree pubbliche – tra cui scuole, stazioni e aeroporti, uffici, centri commerciali, impianti sportivi – con l’obiettivo di ottenere un migliore trattamento potenzialmente salva-vita per le vittime dell’arresto cardiaco. Non vi erano ancora chiare evidenze sull’efficacia di tali misure su larga scala.

In un recente studio i ricercatori guidati da Tetsuhisa Kitamura, della Kyoto University Health Service, hanno analizzato un database nazionale con informazioni su oltre 300.000 adulti giapponesi colpiti da un arresto cardiaco al di fuori di un ospedale tra il 2005 e il 2007. Nel 2004 il Giappone ha reso legale a tutti i cittadini l’utilizzo di un defibrillatore semiautomatico e gli AED pubblici sono diventati sempre più diffusi nel corso del periodo in cui è stato condotto lo studio.

Lo studio ha rilevato complessivamente 12.631 persone colpite da arresto cardiaco di fronte a testimoni. Solo il 14 per cento di essi è sopravvissuto a 30 giorni con un danno cerebrale minimo.

Le vittime che hanno ricevuto uno shock elettrico da uno spettatore laico sono state il 4 per cento del totale. In questi casi la sopravvivenza è stata del 32 per cento, con poco o nessun danno cerebrale.

Durante il periodo in cui è stato condotto lo studio, con l’aumentare della disponibilità dei dispositivi, la percentuale di arresti cardiaci trattati con AED pubblico è passata dal 1,2 per cento al 6,2 per cento. La sopravvivenza da arresto cardiaco è stata maggiore nelle aree geografiche con più AED.

Lo studio fornisce il supporto scientifico al concetto di pubblico accesso alla defibrillazione, mostra l’impatto sulla salute pubblica che la maggiore diffusione di questi apparecchi potrebbe garantire e, scrive il team di Kitamura, «dovrebbe incoraggiare gli altri paesi o comunità a promuoverne programmi di diffusione».

Secondo Taku Iwami, un co-autore dello studio, «poiché l’incidenza di arresto cardiaco improvviso è maggiore negli Stati Uniti e nei paesi europei piuttosto che in Giappone, l’efficacia degli AED ad accesso pubblico sarebbe complessivamente più elevata rispetto a quanto dimostrato in questo studio».

Un ostacolo alla installazione di AED in aree pubbliche è il costo. Un AED può costare almeno 1.500 euro. Dal momento che le probabilità di aver bisogno di un defibrillatore sono ritenute basse, alcune organizzazioni potrebbero non voler investire in questi dispositivi.

L’ampia diffusione degli AED non è di per sé un fattore sufficiente. I testimoni del malore e della perdita di coscienza di una persona solitamente non usano direttamente il dispositivo ma chiamano il 118 o il personale in servizio sul luogo, che sa dove è collocato il defibrillatore. In molti luoghi dove gli AED sono già presenti, di solito non c’è un modo chiaro per sapere se i dispositivi ci sono e dove sono. La maggior parte delle persone, del resto, non sa cosa sono i defibrillatori.

Sebbene gli AED siano progettati per persone inesperte e per essere utilizzati prontamente quando necessario, la strategia ideale per i siti pubblici che investono nei defibrillatori è quello di programmare una formazione di base per il proprio personale e di designare al soccorso coloro che sanno dove si trovano i dispositivi e come utilizzarli.

L’esecuzione delle prime manovre di rianimazione cardio-polmonare (BLS), con il massaggio cardiaco fino alla defibrillazione (BLS-D), non deve essere trascurata perché è una questione vitale. Si stima che la sopravvivenza per un arresto cardiaco diminuisca del 10 per cento per ogni minuto di ritardo della defibrillazione. L’inizio precoce del BLS in attesa dell’arrivo del defibrillatore sostiene il circolo sanguigno e migliora la sopravvivenza.

Riferimenti:

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Foto: Nemo’s great uncle

di Massimo Pacifici

Medico chirurgo, specialista in chirurgia generale.


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