Nel 1o rapporto Osmed, errori sul ruolo degli antibiotici nell’influenza A. I giovani meno consapevoli degli adulti.

L’analisi dell’Agenzia Italiana del Farmaco, presentata nel 1° Rapporto Osmed dedicato agli antibiotici, mostrano come il consumo di questa classe di farmaci continui a crescere e come l’Italia sia uno dei Paesi europei con il più alto consumo di antibiotici preceduta solo dalla Francia e da Cipro.
In Italia nel 2008 il 44% della popolazione assistibile ha ricevuto almeno una prescrizione di antibiotico con un maggior impiego in età pediatrica e nella popolazione anziana. In particolare nel corso del 2008 53 bambini su 100 e 50 anziani su 100 hanno ricevuto almeno una prescrizione di antibiotico. Con l’avanzare dell’età diviene maggiore anche la frequenza di prescrizioni di antibiotici ripetute.
Il consumo complessivo di antibiotici mostra un picco nei mesi di gennaio e febbraio, legati all’impennata dei casi di influenza. Da ciò si evince che una parte importante del consumo di antibiotici possa essere sostenuto da sindromi influenzali, in cui l’uso degli antibiotici non trova indicazione ma, anzi, contribuisce a favorire lo sviluppo dell’antibioticoresistenza.
A livello regionale il consumo nel 2008 è stato caratterizzato da un evidente gradiente geografico (consumi più bassi al Nord e più elevati al Sud).
Nel periodo 2002-2008 la Rete Nazionale di Farmacovigilanza dell’AIFA ha ricevuto 7.266 segnalazioni di sospette reazioni avverse ad antibiotici che corrispondono al 13,38% del totale di tutte le reazioni avverse ricevute dalla rete di farmacovigilanza nello stesso periodo.
Peggiora nel nostro Paese il trend dell’antibioticoresistenza riguardo soprattutto alcuni batteri Gram-negativi come Escherichia coli, batteri responsabili di infezioni urinarie e sepsi anche gravi. Particolarmente grave l’aumento del fenomeno della multi-resistenza che nell’ultimo rapporto appare più che raddoppiata, poiché la capacità dei batteri di resistere a più antibiotici diminuisce ulteriormente e drasticamente le possibilità terapeutiche. Resta inoltre sempre critico, nel nostro Paese, tanto da toccare punte del 30-40%, il trend di resistenza alla meticillina nello Staphyloccus aureus che è tra le principali cause di infezione ospedaliera.
Nel 2008, le sperimentazioni cliniche dei farmaci antibatterici e antimicotici sono state 17. Si continua ad osservare quindi una scarsa propensione da parte delle industrie farmaceutiche allo sviluppo di nuove molecole.
I risultati di un’indagine condotta dall’Istituto Superiore di Sanità su un campione di 2.200 persone collocati in tutto il Paese mostrano che l’uso degli antibiotici in Italia è migliorato globalmente per alcuni aspetti come per esempio l’utilizzo solo dietro prescrizione medica, in particolare in ambito pediatrico (ormai più dell’ottanta per cento della popolazione lo associa alla prescrizione medica). Rimane invece critica, soprattutto nei giovani, la conoscenza del fenomeno dell’antibioticoresistenza e dei suoi rischi e si è ancora lontani da un approccio consapevole e corretto all’uso di questi farmaci. Tra i giovani solo poco più del trenta per cento ha sentito parlare di antibioticoresistenza, contro circa il 70 per cento degli adulti e il 47 per cento degli anziani e ancora oltre il 40 per cento di loro crede di poterlo acquistare autonomamente.
Il rapporto con gli antibiotici, inoltre, è reso un po’ più complicato anche dall’ondata influenzale del nuovo virus pandemico A sul quale c’è molta incertezza rispetto al ruolo terapeutico di questi farmaci. Nell’influenza stagionale almeno la metà degli italiani sa che l’antibiotico deve essere somministrato solo in caso di complicanze mentre solo il 30 per cento degli italiani sanno che la stessa regola vale anche per l’influenza A e un altro trenta per cento invece è indeciso su cosa fare degli antibiotici in caso di pandemia.
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