Trento: presentata la campagna provinciale contro l’ictus

Tempo è cervello, questo lo slogan scelto per sensibilizzare e far conoscere alla popolazione una patologia che in Trentino colpisce numerose persone.

«L’ictus è tra le prime 3 cause di morte nel mondo occidentale e la prima causa di invalidità», afferma Daniele Orrico, direttore dell’unità operativa di neurologia dell’ospedale S.Chiara di Trento. Colpisce circa 250 persone l’anno ogni 100.000 abitanti. In provincia di Trento si può quindi stimare una incidenza di 1.000-1.200 nuovi casi l’anno, con una prevalenza di 7.000 malati ogni 100.000 persone al di sopra dei 65 anni.

Nel 2004 i pazienti ricoverati per ictus, sia primo ictus sia ictus ripetuto, sono stati 1967, nel 2005 1889, nel 2006 sono stati 1799 e sono stati 1788 nel 2007. Circa 1200 sono le persone per anno colpite da ischemia cerebrale.

Con l’obiettivo provinciale 4 del 2009 è stato dato mandato alla neurologia del Santa Chiara di Trento di svolgere due tipi di azione: da una parte sensibilizzare la pubblica opinione sulla sintomatologia dell’ictus, dall’altra cercare di dare omogeneità e coerenza all’assistenza ospedaliera e riabilitativa al paziente con ictus.

Questo perché da circa 10 anni è possibile, per pazienti che abbiano certe caratteristiche, intervenire con un farmaci trombolitici per via venosa, capaci di dare ottimi risultati in una buona percentuale dei casi.

Purtroppo il limite maggiore a tale cura è dato dal fattore tempo, in quanto il paziente può essere sottoposto alla cura più efficace solo se essa inizia entro 180 minuti dalla comparsa dei sintomi. In queste 3 ore il paziente deve arrivare all’ospedale, eseguire prelievi ematici, TAC cranio, valutazione neurologica. La trombolisi è tanto più efficace quanto più precocemente viene fatta ed i rischi sono tanto minori quanto più la trombolisi è vicina alla comparsa dei sintomi. Ecco quindi perché è necessario coordinare la consapevolezza della popolazione con la capacità di cura dell’ospedale.

Il Trentino ha un territorio vasto e le montagne impediscono il rapido collegamento tra i diversi ospedali provinciali. La neurologia è presente solo a Trento e a Rovereto. I pazienti colpiti da ictus sono quindi ricoverati non solo in neurologia ma anche in medicina o in geriatria nei diversi ospedali. È stato quindi istituito un gruppo di lavoro con tutte queste realtà allo scopo rendere più organico lo scambio culturale tra i diversi specialisti.

Al fine di abbreviare i tempi di diagnosi dell’ictus, data la conformazione del territorio provinciale, si è pensato di dare vita al collegamento non solo audio (la neurologia di Trento ha già da anni una linea telefonica ictus con il 118) ma anche video. Da ciò, la possibilità di condurre anche a distanza una valutazione neurologica nel sospetto di ictus, dato consolidato anche dalla letteratura neurologica internazionale.

Inoltre, si è pensato di generare un forum virtuale, sul sito aziendale del dipartimento di patologie neurologiche, in cui poter mettere in comune linee guida, dati di letteratura, casi clinici. Un passo importante sarebbe la compilazione di una scheda di raccolta dati uniforme, in modo da avere le stesse informazioni per tutti i pazienti colpiti da ictus. I dati costituirebbero patrimonio comune di tutti i partecipanti al gruppo di lavoro.

Importante poi, è formare nei diversi ospedali persone in grado di riconoscere e valutare il paziente colpito da ictus e a tale scopo sono stati fatti corsi di formazione su una specifica scala di valutazione del paziente colpito da questa patologia.

«Il neurologo è immediatamente contattabile», conclude Orrico, «e può aiutare nell’esame del paziente, al fine di guadagnare tempo prezioso per il tessuto nervoso a rischio di danno irreparabile, se si considera che in condizioni sperimentali,ogni secondo per cui il tessuto cerebrale rimane senza apporto di sangue muoiono 30.000 cellule nervose».

Fonte: Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia Autonoma di Trento

Foto: photolupi

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