A sostenerlo è una ricerca della University of Western Ontario di Londra pubblicata su Neurology.
Secondo lo studio l’attacco ischemico transitorio cerebrale (TIA) è una condizione di preallarme a cui si associano ictus successivi meno gravi.
I ricercatori hanno coinvolto nello studio 16.400 pazienti andati incontro a un ictus e ricoverati per questo motivo nella struttura londinese nell’arco di quattro anni. Di questi, 2032 – ovvero il 12,4% – hanno avuto un TIA precedentemente all’ictus.
Coloro che non avevano avuto precedenti TIA hanno avuto ictus più gravi e invalidanti; inoltre in tale caso i decessi sono stati superiori (15,2% contro 12,7%) , maggiori gli arresti cardiaci (4,8% contro 3,1%), maggiori anche i ricoveri a lunga degenza per la riabilitazione (43,1% contro 40%).
L’ipotesi è che i TIA preparino i vasi sanguigni cerebrali a sopportare l’evento ischemico successivo e quindi che, di fatto, siano eventi protettivi.
Bibliografia: Hackam DG, Kapral M K, Wang J T, Fang J, Hachinski V. Most Stroke Patients Do Not Get a Warning: A Population-Based Cohort Study. Neurology 2009; 73: 1074-1076 (29 Sept. 2009).
Fonte: Biblioteca Biomedica dell’Università di Firenze.
Foto: goldberg

Ictus meno gravi se preceduti da TIA
L’ipotesi è che i TIA preparino i vasi sanguigni cerebrali a sopportare l’evento ischemico successivo e quindi che, di fatto, siano eventi protettivi.