Ernia inguinale: rischi, operazione, anestesia. Il chirurgo risponde

Cos'è l'ernia inguinale? È dolorosa? L'operazione è necessaria o si può evitare? Le risposte del dott. Marcello Picchio, chirurgo presso la ASL Roma H.

chirurghi

1) In cosa consiste un’ernia inguinale?

L’ernia inguinale è la fuoriuscita di visceri addominali attraverso un’area di debolezza della parete, dovuta alla presenza del canale inguinale. Questo canale consente il passaggio dei vasi sanguigni per i testicoli e del dotto spermatico ed è situato subito sopra la piega inguinale. I visceri circondati da un sacco peritoneale penetrano dall’interno del cavo addominale, attraverso l’anello inguinale interno, lungo questo canale e fuoriescono da un’apertura, l’anello inguinale esterno, collocato in prossimità del pube.

2) Tipologie di ernie inguinali.

Le ernie inguinali si trovano più frequentemente a destra per motivi sconosciuti. Sono classificate in ernie oblique esterne, dirette e oblique interne. Questa suddivisione non ha alcun significato né per quanto riguarda il quadro dei sintomi né per la scelta del trattamento.

3) Chi è più propenso a soffrire di ernia inguinale?

L’ ernia inguinale è 10 volte più frequenti negli uomini rispetto alle donne e si riscontra sempre più spesso con l’avanzare dell’età. Ciò trova riscontro nel dato, tratto da un registro nazionale, che riporta una frequenza d’interventi chirurgici per ernia inguinale dello 0,25% a 18 per arrivare al 4% dai 75 agli 80 anni. [1]

Oltre al sesso maschile e all’età, un fattore di rischio rilevate è la familiarità: chi ha ascendenti e collaterali diretti con ernia ha un aumento di 8 volte del rischio di avere un’ernia inguinale rispetto a chi non ne ha. [2]

I pazienti in sovrappeso oppure obesi hanno una minor probabilità di sviluppare un’ernia inguinale, rispetto a quelli sottopeso. [3] Altre condizioni favorenti sono la presenza di bronchite cronica ostruttiva e il fumo, probabilmente per l’effetto dei ripetuti colpi di tosse con conseguente aumento della pressione intra-addominale, la presenza di aneurismi dell’aorta e di malattie del collegane.

L’opinione che il sollevare pesi possa favorire il formarsi dell’ernia inguinale non è supportata da dati scientifici; del resto non è stata evidenziata una maggiore incidenza di ernia inguinale nei sollevatori di pesi. [4]

4) Per quali cause si forma un’ernia inguinale?

Il fattore causale più probabilmente legato all’insorgenza dell’ernia inguinale è un’alterazione della composizione del collagene, il componente del tessuto connettivo principalmente responsabile delle sue caratteristiche di resistenza e compattezza. Studi in tal senso sono stati intrapresi, ma allo stato attuale non ci sono meccanismi sicuramente ritenuti responsabili di queste alterazioni del collagene e soprattutto non ci sono spiragli per un’eventuale strategia terapeutica efficace.

Ernia inguinale obliqua esterna

5) Quali sono i sintomi caratteristici di un’ernia inguinale?

In circa un terzo dei pazienti non sono presenti sintomi ma si evidenzia solamente una tumefazione che fuoriesce in stazione eretta e dopo sforzo e scompare sdraiandosi. Il sintomo più frequente è il dolore, a volte continuo e sordo e a volte acuto, soprattutto dopo colpi di tosse, sforzi e atti sessuali. Il dolore spesso è peggiore alla fine della giornata e si allevia assumendo la posizione supina o facendo rientrare l’ernia in addome con manovre manuali.

Se il dolore insorge acutamente, non si allevia in posizione supina e si associa alla presenza di una tumefazione inguinale dolente, tesa e non riducibile anche con manovre manuali, bisogna porre il sospetto di strozzamento dell’ernia, che richiede una valutazione medica e un eventuale intervento chirurgico urgenti per evitare complicanze serie quali la perforazione intestinale.

In caso di tumefazione inguinale riducibile la diagnosi è ovvia e non richiede approfondimenti con indagini ecografiche o tomografiche. Questi esami possono essere necessari solo quando non sono presenti le caratteristiche tipiche di un’ernia inguinale, sopra esposte, per escludere ernie occulte o altre patologie.

6) Come si tratta un’ernia inguinale?

Le ernie inguinali che causano sintomi tali da interferire con la qualità di vita del paziente devono essere operate. In caso di presenza di ernia senza sintomi associati, si può anche scegliere di non intervenire chirurgicamente, soprattutto in pazienti con altre patologie, tali da rendere l’intervento chirurgico rischioso. Nelle donne, essendo spesso difficile differenziare un’ernia inguinale da un’ernia crurale, si preferisce porre indicazione all’intervento anche in assenza di sintomi. Tale strategia è giustificata dal fatto che le ernie crurali hanno un elevato rischio di divenire strozzate e necessitare di un intervento chirurgico urgente. [5]

L’intervento chirurgico di riparazione dell’ernia inguinale comporta l’applicazione di una rete sintetica a chiusura del difetto di parete. L’intervento può essere condotto con un’incisione inguinale in anestesia locale e senza necessità di ricovero, oppure per via laparoscopica in anestesia generale con tre piccole incisioni. L’intervento per via laparoscopica presenta i seguenti vantaggi: [6]

  1. Maggiore facilità d’intervento in presenza di ernia recidiva.
  2. Possibilità di eseguire la riparazione bilaterale dell’ernia utilizzando sempre e unicamente tre piccole incisioni cutanee come per l’ernia monolaterale.
  3. Più veloce recupero postoperatorio.

In termini di efficacia sia la riparazione tradizionale sia quella per via laparoscopica sono sovrapponibili. Nei pazienti con comorbilità è da preferire la tecnica in anestesia locale, perché meno invasiva. La procedura laparoscopica è più complessa tecnicamente e necessita di chirurghi con sufficiente esperienza per garantire risultati ottimali.

Il dolore cronico postoperatorio nella sede dell’intervento è molto frequente e coinvolge circa 1 paziente su 10 e nella metà di questi casi risulta anche invalidante. La tecnica laparoscopica non sembra fornire vantaggi rispetto a quella tradizionale in questo ambito.

7) Consigli di prevenzione

L’uso del strumenti contenitivi dell’ernia come cinti e mutande apposite è largamente diffuso, ma non esistono studi che ne documentino l’efficacia nel ridurre i sintomi e prevenire le complicanze. [7]

Bibliografia

  1. Burcharth J, Pedersen M, Bisgaard T, Pedersen C, Rosenberg J. Nationwide prevalence of groin hernia repair. PLoS One 2013; 8: e54367.
  2. Burcharth J, Pommergaard HC, Rosenberg J. The inheritance of groin hernia: a systematic review. Hernia 2013;17:183-9.
  3. de Goede B, Timmermans L, van Kempen BJ, van Rooij FJ, Kazemier G, Lange JF, Hofman A, Jeekel J. Risk factors for inguinal hernia in middle-aged and elderly men: results from the Rotterdam Study. Surgery. 2015;157:540-6.
  4. Ruhl CE, Everhart JE. Risk factors for inguinal hernia among adults in the US population. Am J Epidemiol 2007; 165:1154-61.
  5. Fitzgibbons RJ Jr, Forse RA Clinical practice. Groin hernias in adults. N Engl J Med. 2015;372:756-63.
  6. Simons MP, Aufenacker T, Bay-Nielsen M, Bouillot JL, Campanelli G, Conze J, de Lange D, Fortelny R, Heikkinen T, Kingsnorth A, Kukleta J, Morales-Conde S, Nordin P, Schumpelick V, Smedberg S, Smietanski M, Weber G, Miserez M. European Hernia Society guidelines on the treatment of inguinal hernia in adult patients. Hernia 2009;13:343-403.
  7. Whitaker J, Akritidis G, Baker D. Who’s trusting in a truss?. Hernia. 2014;18:147-8.


Immagini

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di Marcello Picchio

Il dott. Marcello Picchio è dirigente medico di I livello presso l’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Generale dell’Ospedale “P. Colombo” di Velletri (RM).


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