Medicina su Internet: il dottor Web è un rischio o un’opportunità per la salute?

I nuovi temi della sanità in luogo virtuale d'incontro per chi scrive di Scienze Mediche e chi cerca informazioni attendibili.

Medicina su Internet, parliamone

Le innovazioni che ti cambiano la vita

Ricordo molto bene le caratteristiche del collegamento telematico del 1983 tra l’Istituto di Istologia e la facoltà di Fisica all’Università di Roma. Copriva 600 metri di distanza, andava a 300 bit al secondo e permetteva l’uso in remoto di software per elaborazioni statistiche sofisticate, o almeno così ci sembravano.

Nel 1989, l’anno in cui mi sono laureato, il Web ancora non esisteva e per fare una semplice ricerca bibliografica eri costretto a spulciare a mano l’Index Medicus e l’Excerpta Medica. Credetemi, non c’è niente di peggio per sacrificare la propria giovinezza sull’altare della professione!

Nel 1994 mi specializzavo e internet per tutti prendeva forma. I provider iniziavano a operare, i modem viaggiavano a 14.400 bit al secondo, il Web era praticamente solo in inglese e l’emozione di avere la prima e-mail si scontrava con la delusione di non avere nessun altro, oltre il filo, con cui scambiare messaggi.

Ricordo anche la soddisfazione per l’avvio del mio primo progetto Web accessibile ai diversamente abili nel dicembre del 1996 e di Appunti di Pronto Soccorso l’anno dopo, un’opera di divulgazione scientifica – tra i primissimi nel panorama Web italiano – che continua ancora oggi con Eumed.org.

Il Web è più un’innovazione sociale che un’innovazione tecnica. L’ho progettato perché avesse una ricaduta sociale, perché aiutasse le persone a collaborare, e non come un giocattolo tecnologico. Il fine ultimo del Web è migliorare la nostra esistenza reticolare nel mondo.
(…)
Quando la tecnologia progredisce tanto alla svelta, la società rischia di restare indietro mentre cerca di reggere il passo con le varie ricadute etiche, legali e sociali. Senza dubbio è successo anche con il World Wide Web.

Tim Berners-Lee

Il “dottor Web”

Da allora internet è letteralmente esploso e, con esso, i cittadini hanno iniziato a dimostrare un crescente interesse per l’informazione sulla salute. Dal libro all’enciclopedia medica, la domanda di conoscenza in ambito medico ha registrato un’evoluzione rapida, profonda e inarrestabile, tanto da riversarsi prepotentemente sul Web alla ricerca di notizie e di una interazione diretta. Lo sanno bene tutte le testate giornalistiche italiane, sulle cui pagine non mancano le sezioni dedicate alla Medicina, e la pubblicità, che dedica sempre più interesse a questo settore del mercato.

Per i cittadini, specie per i più anziani, tutto ciò richiede il raggiungimento di un obiettivo non certo scontato: l’alfabetizzazione alla sanità elettronica (eHealth literacy). Si tratta della capacità di cercare, trovare, capire e valutare le informazioni sanitarie da fonti elettroniche e di applicare le conoscenze acquisite per affrontare o risolvere un problema di salute. Si raggiunge con l’alfabetizzazione di base e quella sanitaria, insieme all’alfabetizzazione scientifica, all’educazione ai media e all’alfabetizzazione informatica.

Saper individuare le informazioni attendibili e aggiornate, tutelare la privacy e dialogare con efficacia non s’improvvisa.

PER FAVORE VIVETE UNA VITA SANA

LA MEDICINA È UNA SCIENZA IMPERFETTA

Patch Adams

Il mondo della ricerca scientifica

Per più di 300 anni, dall’invenzione della rivista scientifica nel 17° secolo, gli scienziati hanno pubblicato teorie e risultati rivolgendosi pressoché solo ad altri scienziati. L’espansione delle tecnologie dell’informazione e lo sviluppo di strumenti sociali basati su Internet sta inevitabilmente modificando il modus operandi della comunicazione scientifica tradizionale: i contenuti in precedenza diffusi solo agli specialisti sono ora disponibili a un pubblico più ampio.

Questo contesto richiede nuovi sistemi di gestione per rendere la conoscenza scientifica più accessibile e per valutarne l’impatto non solo tra professionisti e specialisti (scholarly visibility), ma in senso più ampio anche sul grande pubblico (social visibility). Le nuove misure di qualità della scienza e della ricerca sono fortemente legate alle nuove tecnologie on-line e ai servizi basati sui social media: strumenti come l’Article-Level Metrics valutano l’impatto di un singolo articolo analizzando citazioni e commenti su blog, segnalibri sociali, reference manager online (CiteULike, Connotea, Mendeley, Zotero), ma anche su Facebook, Google Plus e Twitter.

Insomma, chi oggi scrive di Medicina deve fare i conti, nel bene e nel male, con i nuovi media.

La formazione professionale

Pur con molti ritardi l’attività del medico, dell’infermiere e del farmacista è per certi versi cambiata e le ultime generazioni di professionisti sanitari sono rappresentate a tutti gli effetti da nativi digitali che usano con disinvoltura computer, smartphone e tablet. Da anni all’interno della comunità medica vi è dibattito sull’affidabilità delle informazioni offerte dai social media e sull’opportunità di utilizzo delle nuove tecnologie per la formazione e l’aggiornamento. Secondo uno dei tanti studi sull’argomento, il 61 per cento dei medici statunitensi dichiara di utilizzare i social media almeno una volta a settimana per informarsi e il 46 per cento partecipa attivamente, anche se più della metà utilizza solo aree social dedicate ai professionisti.

Il medico italiano, pur interessato a garantirsi una presenza sul Web, non ama mettersi in gioco e tende ancora oggi ad evitare il confronto con gli altri. Nel 2012 il 22% dei medici europei ha utilizzato almeno una volta un social network dedicato, percentuale quasi raddoppiata dal 13% del 2011. Lo rivela lo studio Taking the Pulse Europe 2012. L’Italia abbassa la media: solo il 7% dei medici usa le reti sociali a loro dedicate. Queste scelte si riflettono anche sull’utilizzo dei più diffusi social media aperti, Facebook e Twitter in testa, il cui uso professionale viene ancora largamente considerato una perdita di tempo poco dignitosa.

La proposta

Tra la domanda di dialogo dei cittadini e la limitata presenza dei professionisti sanitari sul Web, spesso ridotta ad una vetrina costosa e poco utile, esiste un vuoto talvolta occupato da argomenti di pseudoscienza e di pratiche commerciali furbe e inopportune, se non illecite, che attraggono e disorientano il pubblico.

I professionisti della sanità si trovano quindi ad affrontare una nuova sfida culturale, mediatica e tecnica per informarsi meglio, offrire contenuti di qualità, creare la propria reputazione online e arginare il fenomeno dei nuovi ciarlatani, attivissimi ovunque e anche sul Web.

Ecco la proposta: parlare di Medicina e Web per capirne meglio, ognuno dal proprio punto di vista, limiti e potenzialità.

Alcuni esempi. Chi scrive di Scienze Mediche potrà:

  • proporre soluzioni o problemi su aspetti tecnici e deontologici come la tutela della privacy, l’affidabilità dei contenuti, la pubblicità, il diritto d’autore, la formazione open access, e via dicendo;
  • dare visibilità ai propri progetti;
  • chiedere consigli e suggerimenti;
  • cercare collaboratori.

I cittadini e i professionisti interessati alla ricerca di informazioni mediche potranno:

  • chiarire a tutti gli aspetti positivi o le difficoltà della propria esperienza sul Web;
  • chiedere consigli sull’attendibilità delle fonti e la qualità delle informazioni;
  • offrire consigli e suggerimenti agli autori dei contenuti;
  • commentare eventi e notizie.

Un luogo virtuale d’incontro, quindi, ma non un palcoscenico: chi ha miracoli da vendere farà bene a starsene alla larga. Lo stesso sarà per chi propone link senza un commento o uno spunto per la discussione, col solo scopo di amplificarne l’eco e il page ranking.

La community Salute

Google Plus community SaluteQuale strumento utilizzare? La scelta è caduta su Google Plus (Google+), in cui è stata appositamente creata la community Salute.

Si parla del social di Google come dell’ennesimo network di cui non si sentiva il bisogno e, in effetti, il favore degli utenti di Internet è più indirizzato verso altri servizi, come Facebook o Linkedin. Google+ è invece un progetto con interessanti potenzialità di sviluppo, ha un filtro contro lo spam, permette di creare categorie di discussione, consente di condividere una pagina Web con il pulsante +1 solo con chi ha gli stessi interessi, ha buone funzionalità per la creazione dei post (formattazione di base dei testi, modifica e miglioramento delle foto), permette l’integrazione con altri servizi come Google Drive (documenti di testo, fogli di lavoro, presentazioni, disegno), ha caratteristiche Local e Mobile, ha un sistema di messaggistica e di videoritrovi (Hangouts). Insomma, un social tutto da scoprire che giusto ieri è stato aggiornato con un nuovo design flessibile e dinamico.

Si tratta di un’idea ambiziosa e una scommessa difficile, lo riconosco, ma aperta al cambiamento e al libero contributo di chiunque, anche di chi si interessa marginalmente a questi argomenti.

Buona conversazione a tutti.

di Massimo Pacifici

Medico chirurgo, specialista in chirurgia generale.


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