Nuove speranze sulla terapia in emergenza per l’ictus

Pazienti trattati con un farmaco trombolitico entro sei ore dall'esordio di un ictus ischemico hanno maggiori probabilità di un recupero migliore rispetto a quelli che non ricevono il trattamento.

TACUn nuovo studio internazionale coordinato dall’Università di Edimburgo indica l’efficacia di nuove strategie di cura per l’ictus ischemico. Si tratta del più grande studio mai effettuato al mondo sul farmaco rt-PA, somministrato per via endovenosa a pazienti colpiti da un ictus ischemico acuto.

Un ictus ischemico si verifica quando l’afflusso di sangue al cervello è ostacolato da un coagulo di sangue. I sintomi dell’ictus sono la paralisi su un lato e problemi del linguaggio. I danni provocati possono essere permanenti o fatali.

Lo studio ha riguardato più di 3000 pazienti, di cui la metà trattati con rt-PA per via endovenosa, colpiti da ictus in 12 Paesi tra il 2000 e il 2011.

Questo farmaco fibrinolitico è ampiamente usato per trattare attacchi cardiaci ed è stato sperimentato in casi di ictus ischemico dal 1990. Nel 2002 l’rt-PA è stato approvato nell’Unione Europea con indicazione su pazienti al di sotto di 80 anni entro tre ore dall’esordio dell’ictus ischemico.

In seguito la ricerca ha riscontrato che i pazienti di età inferiore a 80 anni possono trarre beneficio dall’rt-PA quando vengono trattati entro quattro ore e mezzo dall’ictus.

Gli ultimi dati indicano che il trattamento con rt-PA è efficace nei pazienti idonei se impiegato prima possibile ma estende l’indicazione ai pazienti di oltre 80 anni e fino a sei ore dopo un ictus. Lo studio ha infatti rilevato che, dopo il trattamento con il farmaco, le probabilità di ottenere un recupero completo entro sei mesi sono maggiori.

I vantaggi nell’utilizzo dell’rt-PA hanno un prezzo, dicono i ricercatori. I pazienti sono a rischio di morte perché il farmaco può provocare un sanguinamento secondario nel cervello.

Il team di ricerca sottolinea che questo rischio deve essere valutato in funzione della mortalità per ictus. Senza trattamento, infatti, un terzo delle persone colpito da ictus muore e un altro terzo ha disabilità permanenti.

Lo studio non ha trovato alcun motivo per limitare l’uso dell’rt-PA sulla base della gravità dell’ictus.

Secondo Joanna Wardlaw del Centre for Clinical Brain Sciences dell’Università di Edimburgo, che ha condotto una revisione sistematica dei dati della letteratura, i risultati di 12 precedenti studi sull’rt-PA, somministrato fino a sei ore dopo l’ictus, sono molto indicativi. Complessivamente «Abbiamo esaminato i dati provenienti da più di 7000 pazienti con ictus in tutto il mondo. Quello che vediamo – ha dichiarato la professoressa Wardlaw – è che il farmaco aumenta il recupero a lungo termine dei pazienti. Ma abbiamo bisogno di trovare il motivo per cui alcune persone sanguinano e come ridurlo per aumentare l’efficacia del trattamento fibrinolitico».

I risultati sono stati pubblicati on line pochi giorni fa su The Lancet insieme ad una revisione degli studi sull’impiego dell’rt-PA negli ultimi 20 anni.


The IST-3 collaborative group. The benefits and harms of intravenous thrombolysis with recombinant tissue plasminogen activator within 6 h of acute ischaemic stroke (the third international stroke trial [IST-3]): a randomised controlled trial. Lancet. 2012 May 23. [Epub ahead of print]. doi:10.1016/S0140-6736(12)60768-5

Wardlaw JM, Murray V, Berge E, Del Zoppo G, Sandercock P, Lindley RL, Cohen G. Recombinant tissue plasminogen activator for acute ischaemic stroke: an updated systematic review and meta-analysis. Lancet. 2012 May 23. [Epub ahead of print]. doi:10.1016/S0140-6736(12)60738-7

Leggi anche: Eumed.org – ictus

Foto: francog

di Massimo Pacifici

Medico chirurgo, specialista in chirurgia generale.


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