I dati di attività dell’area dell’emergenza

L'ultima pubblicazione dell'Annuario Statistico Nazionale rende conto dell'attività misurata nel 2009.

Degrado al San Camillo di Roma - Rainews24.it

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Sono di questi giorni le foto del DEA del San Camillo di Roma. I disagi, se ci vogliamo limitare a questa definizione, interessano da anni le strutture d’emergenza della Capitale e non sembrano mostrare segni chiari di regressione.

Il nuovo Annuario Statistico Nazionale, pubblicando i dati dei flussi del sistema informativo relativi al 2009, rende conto una volta ancora della pressione sui Pronto Soccorso italiani.

Il 51% degli ospedali pubblici risulta dotato di un dipartimento di emergenza e oltre la metà del totale degli istituti (59,1%) di un centro di rianimazione. Il pronto soccorso è presente in oltre l’80% degli ospedali. Il pronto soccorso pediatrico è presente nel 15% degli ospedali.

Dai dati di attività delle strutture con pronto soccorso si evidenzia che ci sono stati quasi 3,8 accessi ogni 10 abitanti; di questi il 15% è stato in seguito ricoverato. Quest’ultimo indicatore si presenta altamente variabile a livello territoriale: a fronte di una percentuale di ricovero pari al 10,8% registrato nella Regione Piemonte si raggiungono valori poco inferiori a 30 nella Regione Molise.

Dai dati di attività delle strutture con pronto soccorso pediatrico emerge che ci sono stati 1,4 accessi ogni 10 abitanti fino a 18 anni di età; il 9,2% di questi è stato in seguito ricoverato.

I reparti direttamente collegati all’area dell’emergenza dispongono per il complesso degli istituti pubblici e privati accreditati di 4.570 posti letto di terapia intensiva (7,6 per 100.000 ab.), 1.063 posti letto di terapia intensiva neonatale (1,9 per 1.000 nati vivi), e 2.741 posti letto per unità coronarica (4,6 per 100.000 ab.).

Le ambulanze nominalmente disponibili delle strutture pubbliche e private accreditate sono 1184 per il tipo “A”, 28 per le pediatriche, 47 per l’emergenza neonatale, 888 per il tipo “B”, 305 per i centri mobili di rianimazione.

Ministero della Salute – Annuario Statistico Nazionale: Attività gestionali ed economiche delle Asl e Aziende ospedaliere, Anno 2009

Foto: Degrado al San Camillo di Roma – Rainews24.it

3 commenti per I dati di attività dell’area dell’emergenza

  • Maxxim

    Se in Molise si possono permettere di ricoverare il 30% delle persone che si presentano in pronto soccorso, significa che almeno li’hanno qualche posto letto disponibile nei reparti ospedalieri. In alcune realta’i pazienti chiaramente da ricovero urgente si devono ripresentare in ps 3 volte almeno prima che si riesca a trovargli un posto letto in qualche reparto, magari neanche quello di competenza. Pero’a nessuno e’ mai venuto in mente di andare a vedere perche’in alcuni reparti i posti letto non si liberano quasi mai…..

    • Temo che concentrarsi sulla quantità dei posti letto sia spesso fuorviante. E’ un tema che i politici delle opposte fazioni conoscono bene.
      Una sanità sostenibile ed efficiente ha sicuramente meno posti letto di quanti ne avevamo 15 anni fa, ma ha anche sistemi per farli girare e metterli a disposizione subito. Da noi non avviene.
      Sappiamo prendere iniziative oggettivamente poco utili, come il cosiddetto monitoraggio on line delle attese, ma sappiamo applicare male le regole – ormai vecchie – che abbiamo.
      Dai tempi dell’introduzione dei DRG in Italia la formazione sull’appropriatezza organizzativa non si è mai diffusa seriamente e si è continuato a utilizzare un bene pubblico in maniera gravemente inadeguata (se non addirittura per fini privati) tanto da far saltare in un vortice senza fine i bilanci di molte Regioni.
      I modelli devono essere aggiornati, ma esistono già. Serve uno sforzo culturale e organizzativo degli ospedali. Serve una maggiore apertura delle risorse territoriali (specialistica, diagnostica) finora bloccata e costosa.
      In Italia con circa 45 euro e dopo un’attesa più o meno lunga posso essere visitato da un otorino della ASL. In Germania, con 10 euro a trimestre vado dall’oculista e, se serve, l’oculista m’indirizza ad un altro specialista anche per problematiche di tipo diverso. Il tutto sotto il monitoraggio dei controlli di appropriatezza. Durerà poco anche lì e probabilmente si dovrà presto pagare un po’ di più ma almeno il sistema dell’assistenza specialistica e domiciliare non è bloccato come da noi.

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