Defibrillatori utili in aree pubbliche, meno a casa

I dispositivi per ripristinare il normale battito dopo l'arresto cardiaco sembrano essere meno utili a casa rispetto ai luoghi pubblici.

Segnale internazionale che indica la presenza di un defibrillatore (DAE)

Defibrillatore

I defibrillatori semiautomatici (AED) sono già presenti negli aeroporti e in molti luoghi pubblici ma alcune ricerche suggerirebbero la necessità di una loro più ampia diffusione.  Secondo un nuovo studio pubblicato oggi on line sul New England Journal of Medicine, tuttavia, tali preoccupazioni sono solo in parte giustificate.

Sulla base del Registro di arresti cardiaci extraospedalieri più grande al mondo, con dati di Stati Uniti e Canada, alcuni ricercatori hanno rilevato che i defibrillatori sono utilizzabili molto più spesso in ambienti pubblici che non in case private.

«I defibrillatori sono di enorme importanza per le persone che hanno un arresto cardiaco in luoghi pubblici», ha dichiarato uno degli autori dello studio, il dottor Myron L. Weisfeldt della Johns Hopkins University di Baltimora. A casa dimostrano «di avere meno importanza».

Secondo i ricercatori il 60 per cento delle persone con perdita di conoscenza in un luogo pubblico e in presenza di testimoni ha avuto un ritmo cardiaco patologico – la fibrillazione ventricolare e la tachicardia ventricolare senza polso – all’arrivo sul posto dell’ambulanza che ha consentito l’utilizzo di un defibrillatore. Nei casi di arresto cardiaco avvenuto in casa ciò è stato registrato solo per il 35 per cento delle persone.

Complessivamente solo il 2 per cento dei quasi 13.000 pazienti inclusi da Weisfeldt e colleghi nel loro studio sono stati defibrillati da un astante e solo il 7 per cento ha lasciato l’ospedale in vita.

«La nostra ipotesi è che le persone in arresto cardiaco a casa sono persone che hanno malattie cardiache croniche e sono in terapia». In questi casi, ha aggiunto Weisfeldt, il cuore può bloccarsi completamente, rendendo inutile l’uso dei defibrillatori.

«Una delle cose note da tempo è che non abbastanza laici effettuano una rianimazione cardio-polmonare», ha dichiarato il dottor Benjamin Abella, un esperto di rianimazione presso l’Università di Pennsylvania a Philadelphia. Serve sicuramente una maggiore educazione sanitaria ma questi nuovi risultati secondo Abella suggeriscono di usare le risorse economiche mettendo più dispositivi in luoghi pubblici piuttosto che residenze private.

I DAE in genere costano circa duemila dollari. Uno studio dello scorso anno, condotto anche allora da Weisfeldt, ha stimato che questi dispositivi salvano 474 vite ogni anno negli Stati Uniti e Canada. In confronto, circa 300.000 americani ogni anno sono colpiti da un arresto cardiaco. Per Weisfeldt una maggiore informazione sul massaggio cardiaco avrebbe un utile effetto in ambito privato, dove ancora si verifica la maggior parte degli arresti cardiaci.

Weisfeldt LM, Everson-Stewart S, Sitlani C, Rea T, Aufderheide TP, Atkins DL, Bigham B, Brooks SC, Foerster C, Gray R, Ornato JP, Powell J, Kudenchuk PJ, Morrison LJ. Ventricular Tachyarrhythmias after Cardiac Arrest in Public versus at Home. N Engl J Med 2011; 364:313-321

di Massimo Pacifici

Medico chirurgo, specialista in chirurgia generale.


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