Emilia-Romagna, linee guida sulle infezioni urinarie

Un nuovo documento curato dall’Agenzia sanitaria e sociale regionale dell’Emilia-Romagna.

Le infezioni batteriche delle vie urinarie (IVU) negli adulti sono condizioni molto comuni che frequentemente determinano il ricorso ad esami diagnostici e la prescrizione di antibiotici. Le prescrizioni per il trattamento delle IVU contribuiscono in maniera significativa al consumo totale di antibiotici e si associano non solo all’incremento della spesa sanitaria ma anche alla diffusione dell’antibioticoresistenza. Questo fenomeno appare in significativa crescita tra i microrganismi che causano le IVU ed è favorito dall’utilizzo – spesso inappropriato – di molecole ad ampio spettro d’azione come i fluorochinoloni, il cui consumo è aumentato in ambito comunitario e ospedaliero.

La linea guida affronta la gestione (prevenzione, diagnosi, trattamento e follow up) di:

  • IVU non complicate (batteriuria asintomatica, cistite acuta, cistiti ricorrenti);
  • infezioni del basso tratto urinario nelle donne in gravidanza;
  • infezioni del basso tratto urinario complicate (negli uomini e nei portatori di catetere vescicale).

La linea guida non affronta invece la gestione delle pielonefriti.

Messaggi chiave

  • La diagnosi di infezione delle vie urinarie è una diagnosi clinica; si basa sul rilievo di segni e sintomi e non sulla ricerca di batteriuria o leucocituria.
  • L’esame colturale delle urine non è di regola necessario per la gestione delle infezioni non complicate delle vie urinarie.
  • C’è un rischio significativo di avere risultati falsamente positivi con tutti i test sulle urine utilizzati a livello sia territoriale che ospedaliero. Fa eccezione il prelievo tramite puntura sovra pubica, che però non è una pratica comune nella realtà dell’Emilia-Romagna.
  • La batteriuria non è una malattia.
  • La batteriuria asintomatica deve essere ricercata e trattata solo nelle donne in gravidanza o prima di un intervento urologico.
  • I fluorochinoloni non sono indicati nelle IVU non complicate. L’aumento delle resistenze a questi antibiotici ne consiglia, infatti, un utilizzo molto prudente.
  • Il catetere urinario deve essere utilizzato solo quando ogni altra alternativa non è praticabile. La durata della cateterizzazione deve essere la minima possibile.
  • L’uso dell’antibiotico al cambio periodico di catetere non riduce il rischio di IVU; aumenta invece il rischio di sviluppare resistenze.
  • L’esame urine o l’urinocoltura periodica (di routine) nei pazienti cateterizzati non deve essere eseguito.

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