Bioetica: i criteri dell’accertamento della morte
Il parere del Comitato nazionale per la bioetica del 24 giugno 2010.
E’ noto che se la morte è una sola, tuttavia la diagnosi può essere oggi accertata con lo standard tradizionale cardiocircolatorio (irreversibile cessazione delle funzioni circolatoria e respiratoria), così come con quello neurologico (irreversibile cessazione di tutte le funzioni dell’intero cervello incluso il tronco cerebrale).
Entrambi questi criteri hanno suscitato negli ultimi decenni un ampio dibattito sia scientifico che etico, anche in considerazione dell’avanzamento delle conoscenze mediche. Il Comitato nazionale per la bioetica ha ritenuto pertanto necessario svolgere una nuova e approfondita riflessione in grado anche di integrare il documento Definizione e accertamento della morte nell’uomo, redatto dallo stesso Comitato nel 1991.
In questo documento il CNB ha volutamente tenuto distinto il problema dell’accertamento della morte da quello del trapianto d’organi, basandosi sul ben preciso presupposto che la definizione e l’accertamento della morte non debbano avere una finalità ulteriore, nel senso che si deve sempre tenere fermo il principio che la dichiarazione di morte è indipendente dall’eventuale prelievo di organi e da ogni considerazione di ordine utilitaristico relativa ai costi socio-sanitari della assistenza ai pazienti post-anossici.
Secondo la Legge 578/93 e il Decreto 582/94, aggiornato nel 2008 con le annesse linee guida scientifiche, in Italia la morte deve essere accertata – non solo nel caso di donazione di organi e tessuti – secondo lo standard cardiocircolatorio con la documentazione dell’assenza dell’attività elettrica cardiaca e la registrazione di un tracciato ECG piatto per almeno 20 minuti continuativi, al termine di un eventuale periodo di rianimazione.
Per quanto riguarda l’accertamento della morte con criteri neurologici, il Comitato:
- ritiene accettabili solo quelli che fanno riferimento alla c.d. “morte cerebrale totale” e alla c.d. “morte del tronco encefalo”, intese come danno cerebrale totale, irreparabile che ha provocato uno stato di coma irreversibile, dove il supporto artificiale è avvenuto in tempo a prevenire o trattare l’arresto cardiaco atossico;
- ritiene inaccettabili – allo stato attuale delle conoscenze scientifiche – altri criteri neurologici per l’accertamento dell’avvenuta morte, come quello della mera cessazione delle funzioni corticali.
Sebbene il criterio di morte cerebrale – inteso nell’accezione di “morte encefalica” – sia stato adottato dalle più importanti accademie di neurologia del mondo e fatto proprio dagli ordinamenti di quasi tutti i paesi che hanno affrontato questi problemi, il Comitato ritiene che le spiegazioni all’opinione pubblica di questo concetto vadano aggiornate e chiarite soprattutto sotto il profilo terminologico con definizioni oggi più rispondenti alla pratica clinica. Raccomanda, inoltre, che l’opinione pubblica sia messa dinanzi alla più consapevole conoscenza delle implicazioni antropologiche, sociali, etiche e giuridiche dei criteri dell’accertamento della morte.
Fonte: I criteri di accertamento della morte (giugno 2010)


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