Adolescenza, neuroscienze e tossicodipendenze

Comprendere lo sviluppo del cervello: un approccio innovativo per aggiornarsi rispetto alla rapida evoluzione del fenomeno droghe e dipendenze.

L’adolescenza è un periodo evolutivo caratterizzato da decisioni e azioni non sempre ottimali che danno origine ad una maggiore incidenza di lesioni e violenze involontarie, abuso di alcol e droga, maternità indesiderate e malattie a trasmissione sessuale.

Secondo il National Center for Health Statistics, ogni anno negli Stati Uniti si verificano più di 13.000 decessi di adolescenti. Circa il 70% di questi decessi sono la conseguenza di incidenti d’auto, lesioni involontarie, omicidio e suicidio. I risultati del 2005 National Youth Risk Behavior Survey (YRBS) rivelano che gli adolescenti mettono in atto comportamenti che aumentano le loro probabilità di decesso o infortunio guidando veicoli dopo avere consumato alcolici o senza le cinture di sicurezza, maneggiando armi, utilizzando sostanze illegali e facendo sesso non protetto con conseguenti maternità indesiderate e malattie a trasmissione sessuale, compresa l’infezione HIV.

Tali statistiche sottolineano l’importanza di comprendere le azioni e le scelte rischiose degli adolescenti. I recenti studi di imaging sugli umani con la risonanza magnetica strutturale e funzionale e gli studi sugli animali forniscono una concreta base biologica alle attuali teorie.

A livello cognitivo o comportamentale, gli adolescenti vengono descritti come impulsivi (senza controllo cognitivo) e assuntori del rischio. I due concetti sono spesso utilizzati come sinonimi. A livello neurobiologico, invece, gli studi suggeriscono un modello di sviluppo adolescenziale basato su due distinti sistemi neuronali: uno per il controllo degli impulsi con sede nella corteccia prefrontale e uno per l’assunzione dei rischi nelle regioni limbiche subcorticali (per es., nucleo accumbens).

Queste due regioni del cervello hanno fasi di sviluppo differenti. Il sistema limbico, coinvolto nella scelta delle azioni rischiose, si sviluppa prima delle regioni di controllo prefrontali. Secondo tale modello, l’individuo viene influenzato maggiormente dal sistema limbico funzionalmente maturo durante l’adolescenza, in confronto ai bambini, nei quali entrambi i sistemi limbico e prefrontale sono in fase di sviluppo; e in confronto agli adulti, che presentano sistemi neurologicamente maturi. La combinazione, quindi, di una reattività accentuata alle ricompense e immaturità delle aree di controllo del comportamento potrebbe influenzare gli adolescenti nel cercare vantaggi immediati rispetto a quelli a lungo termine.

Questo modello neurobiologico suggerirebbe che lo sviluppo sia una caratteristica evolutiva. È necessario attuare un comportamento ad alto rischio quando si lascia la propria famiglia e villaggio al fine di trovare un compagno e assumere rischi nello stesso momento in cui gli ormoni spingono gli adolescenti a cercare partner sessuali. Nella società odierna, dove l’adolescenza può prolungarsi a tempo indeterminato, con figli finanziariamente dipendenti che abitano con i genitori e che scelgono i propri compagni più avanti nella vita, è possibile considerare questa evoluzione inappropriata.

Una fase di transizione, quindi, in cui si acquisiscono le competenze di autonomia al fine di accrescere il proprio successo al momento della separazione dall’ambiente protettivo della famiglia, ma anche durante il quale vi sono maggiori probabilità di circostanze dannose (lesioni, depressione, ansia, consumo di droga e tossicodipendenza).

La comprensione dei meccanismi cerebrali alla base delle dipendenze da droghe e la creazione di terapie efficaci contro queste condizioni rappresentano una delle più grandi e difficili sfide della ricerca moderna. Parte del problema è dovuto al fatto che la dipendenza da sostanze sembra formata e sostenuta da diverse entità, che dipendono da vari fattori, tra i quali la genetica, i tipi di droga assunta e la risposta individuale del paziente alla droga, nonché i condizionamenti ambientali.

Questi temi sono tratti dalla seconda edizione (giugno 2010) di Elementi di Neuroscienze e Dipendenze, un manuale non profit e non sponsorizzato per operatori dei Dipartimenti delle Dipendenze a cura di G. Serpelloni, F. Bricolo e M. Gomma.

di Massimo Pacifici

Medico chirurgo, specialista in chirurgia generale.


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