Sono ancora troppo pochi gli studi che fanno un confronto diretto tra farmaci e ancor meno quelli che pongono la sicurezza tra gli obiettivi della ricerca.
Due internisti di Boston hanno analizzato i lavori pubblicati tra il primo giugno 2008 e il 30 settembre 2009 sulle sei riviste di medicina generale con il maggiore impact factor (in ordine New England Medical Journal, Lancet, JAMA, Annals of Internal Medicine, British Medical Journal e Archives of Internal Medicine) per vedere quanti studi fossero di efficacia comparativa.
Sono stati identificati in tutto 328 lavori e soltanto un terzo (104) erano di confronto tra due terapie, i restanti o confrontavano un farmaco con un placebo, oppure non avevano neppure il controllo. Fra gli studi con confronto diretto d’efficacia il confronto era tra due farmaci nel 43% dei casi, tra farmaco e interventi non farmacologici nell’11%, tra diversi schemi di trattamento nel 31% e tra diversi dosaggi di terapia nel 15%.
Solo nel 19% dei casi gli studi si occupavano dei problemi di sicurezza della terapia e solo una minoranza degli studi erano di sorveglianza post marketing (fase 4), suggerendo che gli esiti di efficacia erano enfatizzati molto più di quelli relativi alla sicurezza d’uso. Inoltre nella maggior parte degli studi realizzati con fondi delle aziende farmaceutiche si sottovalutava l’aspetto sicurezza. Gli studi sulla sicurezza infine erano quasi sempre condotti grazie a fondi pubblici, non commerciali.
La ricerca indipendente, come dichiara l’Agenzia Italiana del Farmaco, è la soluzione per ovviare a questo difetto sistematico. C’è da aggiungere che andrebbe seriamente estesa, soprattutto sotto il profilo della sicurezza, anche ai prodotti (farmaci, integratori, cosmetici) genericamente definiti “naturali”.
Bibliografia
Hochman M, McCormick D. Characteristics of published comparative effectiveness studies of medications. JAMA 2010 Mar 10;303(10):951-8. Erratum in JAMA 2010 Apr 7;303(13):1257.
Fonte
AIFA – ReA online n. 63
Foto: woodleywonderworks

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