Organizzazione dell’assistenza all’ictus: le Stroke Unit

In una pubblicazione del Ministero della Salute il quadro organizzativo di un complesso modello assistenziale evoluto nel tempo.

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In Italia si verificano circa 200.000 nuovi ictus ogni anno. Di questi, circa l’80% è rappresentato da nuovi episodi. L’ictus è la causa del 10-12% di tutti i decessi per anno. La mortalità a 30 giorni dopo ictus ischemico è pari a circa il 20%. La mortalità a 30 giorni dopo ictus emorragico è pari al 50%.

Per la sua elevata incidenza l’ictus cerebrale costituisce un problema assistenziale, riabilitativo e sociale di grandi dimensioni. Rappresenta la prima causa d’invalidità e la seconda causa di demenza con perdita dell’autosufficienza.

La domanda assistenziale è difficilmente quantificabile se non come assorbimento di risorse. Facendo riferimento alla gestione della fase acuta e al ricovero ospedaliero, la stima per difetto si basa sui dati epidemiologici relativi alle schede di dimissione ospedaliera (SDO). Sommando i dimessi dei DRG 14 e 15, il numero totale pone il disturbo cerebrovascolare acuto al quarto posto per frequenza di dimissione.

La Stroke Unit è un’area assistenziale geograficamente definita di un ospedale, dedicata al trattamento e all’assistenza dei pazienti con ictus, dotata di personale specializzato in grado di garantire un approccio multidisciplinare coordinato ed esperto. Il vantaggio delle Stroke Unit (SU) nell’assistenza all’ictus acuto, in termini di ridotta mortalità e disabilità, con maggiore numero di pazienti dimessi vivi al domicilio, è stato ampiamente dimostrato.

Allo stato attuale solo il 22% dei pazienti affetti da ictus raggiunge il Pronto Soccorso (PS) entro le 3 ore dall’esordio della malattia e solo il 21% di essi ha consapevolezza di malattia. La pronta attivazione e la tempestiva risposta del sistema di emergenza territoriale “118” è essenziale in relazione alla trombolisi e ad altri interventi terapeutici che possono essere attuati in una ristretta finestra temporale. In tali casi il codice ROSSO è giustificato dall’urgenza terapeutica e certamente garantisce la maggiore rapidità e il migliore livello organizzativo. L’alternativa GIALLO-ICTUS deve essere supportata da un modello organizzativo sperimentato e condiviso che preveda innanzitutto il trasporto del paziente direttamente alle strutture in grado di erogare i trattamenti della fase acuta. Nel percorso intraospedaliero il codice da attribuire nel triage è sempre un codice ROSSO, in grado di garantire tempi certi per i percorsi interni e per l’effettuazione di terapie specifiche.

Uno studio osservazionale effettuato in 16 Regioni italiane ha evidenziato che sussiste un tempo eccessivamente lungo tra il momento in cui il paziente si rende conto che “c’è qualcosa che non va” e il momento in cui, consultato o meno un sanitario, viene presa la decisione di recarsi in ospedale. Ai fini del trattamento trombolitico la causa prima dell’allungamento del tempo “door to needle” è la scarsa consapevolezza, a livello di popolazione generale, su “che cosa” sia un ictus, su come si manifesti e in quale misura esso si possa giovare di un arrivo in ospedale quanto più celere possibile.

Una serie di recenti studi ha dimostrato che un attacco ishemico transitorio (TIA) è seguito da stroke entro 90 giorni in una percentuale che va dallo 0,6% al 20,6% dei casi. La grande variabilità dei dati dipende da diversi fattori, tra cui i criteri di inclusione/ esclusione, l’intervallo di tempo tra inclusione ed esordio del disturbo, i diversi tipi di trattamento e prevenzione messi in atto o meno a seconda dell’uso dei vari centri. In ogni caso, il rischio sembra essere elevato soprattutto nei primi giorni.
La rapida attuazione di una terapia farmacologica antiaggregante (es. aspirina entro 24 ore), l’impiego di terapia anticoagulante nei casi di patogenesi presumibilmente embolica, l’uso di statine in prevenzione secondaria e l’inizio di un’adeguata terapia antipertensiva sono verosimilmente efficaci nel ridurre il rischio di ictus ischemico dopo un TIA.

Il percorso riabilitativo dopo l’ictus deve avere come obiettivo non solo la gestione delle sue complicanze, ma anche il raggiungimento della migliore qualità di vita possibile per i pazienti sopravvissuti, con particolare attenzione alle problematiche psicosociali che questa patologia comporta. Per assicurare la continuità assistenziale nella riabilitazione del paziente con ictus, è necessario coordinare le diverse strutture che costituiscono il cosiddetto “health care continuum”, ovvero Pronto Soccorso, Stroke Unit, reparti di riabilitazione post-acuzie e lungodegenza.

Questi e altri i temi del Quaderno n. 2 (Marzo-Aprile 2010) pubblicato in questi giorni dal Ministero della Salute: Organizzazione dell’assistenza all’ictus: le Stroke Unit.

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