L’Agenzia Regionale per i Servizi Sanitari della Regione Piemonte ha raccolto in una recente pubblicazione le analisi degli ultimi anni sull’ictus.
In Italia l’ictus è, per dimensioni epidemiologiche e rilievo sociale, uno dei più gravi problemi sanitari e assistenziali. E’ la prima causa d’invalidità permanente, la seconda causa di demenza, la terza causa di morte (ma si avvia a divenire la seconda), causando il 10-12% dei decessi complessivi.
L’incidenza annua in Italia, in base ai principali studi epidemiologici disponibili, è di 1.79/2,92 nuovi casi per mille abitanti. Di questi, circa l’80% è rappresentato da ictus ischemici, mentre il restante 20% è costituito da emorragie (cerebrali e subaracnoidee). Secondo quanto riportato dalle Linee Guida italiane (SPREAD 2007) ogni anno occorrono in Italia, nei rilievi del 2001, circa 196.000 ictus, di cui l’80% sono nuovi episodi (157.800) e il 20% sono recidive (39.000).
Il numero di soggetti colpiti da ictus (dati sulla popolazione del 2001) e ad esso sopravvissuti con esiti più o meno invalidanti è, in Italia, di circa 913.000. Con l’invecchiamento della popolazione si stima, se l’incidenza rimarrà costante, un aumento dei casi di ictus nel prossimo futuro e un raddoppiamento entro il 2020.
Il rischio di ictus aumenta con l’età: in pratica raddoppia ogni 10 anni a partire dai 45 anni. Il rischio di recidiva varia dal 10% al 15% nel primo anno e dal 4 al 9% per ogni anno nei primi 5 anni dall’episodio iniziale.
L’incidenza aumenta con l’età. Il 75% degli ictus colpisce dopo i 65 anni, ma i giovani non sono risparmiati dato che il 5% degli ictus si verifica prima dei 45 anni. La prevalenza nella popolazione anziana (65-84 anni) è del 6,5%, leggermente più alta negli uomini (7,4%) rispetto alle donne (5,9%).
Di quanti sono stati colpiti da ictus, il 20-30% muore entro tre mesi. Il 40-50% dei sopravvissuti perde in modo definitivo la propria autonomia e il 10% presenta una recidiva severa entro 12 mesi, con esiti devastanti e costi sociali difficilmente sostenibili.
Sulla base dei risultati di ricerche cliniche, epidemiologiche e assistenziali, il ricovero in stroke unit e la terapia trombolitica sono le uniche misure significativamente efficaci, nella fase acuta, nel modificare mortalità e outcome dello stroke ischemico. In Italia la gran maggioranza dei pazienti colpiti da stroke, in accordo con le linee guida, viene ricoverato, ma meno del 10% è accolto in una Stroke Unit. Circa un terzo dei casi è trasportato con i mezzi del 118, ma solo una minoranza arriva entro le tre ore dallo stroke.
Dato l’elevatissimo impatto sociale ed economico dell’ictus è indispensabile potenziare l’impegno per un’efficace prevenzione e per rendere disponibili a tutta la popolazione i trattamenti che si sono dimostrati più vantaggiosi.
In Piemonte l’urgenza di nuovi interventi è ancora più pressante in considerazione dei dati epidemiologici che rilevano, negli ultimi anni, una mortalità per ictus significativamente superiore alla media nazionale, al contrario di quanto si verifica per le malattie cardiovascolari che hanno mortalità inferiore alla media.
L’Agenzia Regionale per i Servizi Sanitari della Regione Piemonte ha raccolto le analisi e le indicazioni dell’esperienza piemontese sull’ictus degli ultimi anni nella pubblicazione:
Il percorso per l’ictus. Il tavolo ARESS 2006-2008. Quaderni Scientifici ARESS n. 3/2009
- Prefazione e metodo di lavoro
- Impatto sociale ed epidemiologia
- Riferimenti normativi
- Rilevazione dell’esistente
- Prevenzione
- Percorso pre-ospedaliero e DEA
- Percorso di I livello in fase acuta
- Percorso di II livello in fase acuta
- Fase post acuta e Riabilitazione
- Formazione e informazione
- Principali evidenze e sintesi delle proposte organizzative
- Elenco delle indicazioni operative
- Bibliografia
- Allegati
- Bollettino Ufficiale n. 47 del 20/11/ 2008

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