Asma bronchiale: il trattamento delle crisi nell’adulto

Un nuovo documento d’indirizzo sull’asma bronchiale a cura della Regione Toscana e pubblicato dal Sistema Nazionale Linee Guida.

Con il termine di asma bronchiale si intende un’ostruzione reversibile delle vie aeree causata da una infiammazione delle vie respiratorie. L’infiammazione è responsabile dei sintomi e dell’iperreattività bronchiale a stimoli anche minimi. Nei soggetti predisposti questa infiammazione provoca episodi ricorrenti di respiro sibilante, dispnea, senso di costrizione toracica e tosse, in particolare durante la notte e al mattino presto.

Trattamento dell’asma bronchiale acuto nell’adulto

L’applicazione delle linee guida relative al trattamento dell’asma bronchiale acuto prevede che sia stata posta con certezza la diagnosi di crisi asmatica dopo aver escluso in diagnosi differenziale altre situazioni patologiche quali:

  • BPCO riacutizzata;
  • scompenso cardiaco congestizio;
  • embolia polmonare;
  • ostruzione meccanica delle vie aeree;
  • disfunzione laringea.

Le riacutizzazioni di asma (asma acuto) consistono in un marcato, spesso progressivo peggioramento dei sintomi dell’asma e dell’ostruzione bronchiale, che compaiono nello spazio di ore o giorni e che possono durare fino a settimane. Gli scopi del trattamento della crisi asmatica sono:

  • risolvere la broncostruzione e l’ipossiemia nel più breve tempo possibile;
  • pianificare la prevenzione di future recidive.

La crisi asmatica grave rappresenta una situazione potenzialmente fatale. Pertanto, una volta fatta la diagnosi, il trattamento deve essere iniziato al più presto. La terapia differisce in base alla gravità della crisi e quindi è necessario procedere preliminarmente a una rapida valutazione del livello di gravità, per la quale è indispensabile rilevare una serie di sintomi e segni e alcuni parametri oggettivi della funzione respiratoria e dello stato di ossigenazione del paziente. La valutazione della funzione respiratoria tramite la misurazione del PEF (picco di flusso espiratorio) è di facile esecuzione ed effettuabile dal paziente al proprio domicilio. La gestione della crisi asmatica deve prevedere:

  • Intervento tempestivo. E’ fondamentale che il paziente venga educato a riconoscere la gravità dell’asma, a intervenire prontamente al proprio domicilio e a cercare l’intervento medico d’urgenza quando necessario.
  • Adeguato trattamento farmacologico. I cardini del trattamento della crisi asmatica sono rappresentati da:
    • somministrazioni ripetute di beta2-agonisti a rapida azione;
    • precoce introduzione di corticosteroidi per via sistemica;
    • correzione dell’ipossiemia.
  • Monitoraggio delle condizioni del paziente e della risposta al trattamento. Il monitoraggio deve essere effettuato tramite valutazione dei sintomi e di parametri oggettivi (misurazioni ripetute della funzione polmonare).

Trattamento domiciliare della crisi asmatica

Il trattamento domiciliare è possibile per le crisi asmatiche meno gravi, definite dal livello dei sintomi e possibilmente come riduzione del PEF di un valore inferiore al 20%, presenza di risvegli notturni e aumentato uso di broncodilatatori beta2-agonisti a breve durata d’azione.

Piano d’azione

Ogni paziente deve avere un piano d’azione scritto, basato sui sintomi e possibilmente anche sulla misurazione del PEF, che stabilisca come riconoscere i sintomi di peggioramento e valutare la gravità della crisi, quando modificare o aumentare il trattamento e quando richiedere cure specialistiche appropriate. Questo permette di iniziare un trattamento adeguato ai primi segni di peggioramento con maggiori possibilità di successo.

Terapia farmacologica

I farmaci di primo impiego sono i beta2-agonisti a rapida azione: salbutamolo spray 2-4 puff (200-400 microgrammi) ogni 20 minuti per la prima ora con distanziatore (oppure salbutamolo 100/150 microgrammi/Kg max 5 mg in 2-3 ml di soluzione fisiologica, tramite nebulizzatore). A parità di dose, l’utilizzo di una bomboletta pressurizzata con il distanziatore (se il paziente è in grado di usarla) è in grado di ottenere lo stesso miglioramento di quello con il nebulizzatore.

Dopo la prima ora, la dose del beta2-agonista a rapida azione dipende dalla gravità della crisi:
2-4 puff ogni 3-4 ore per uno o due giorni in caso di crisi lieve; nelle crisi più gravi possono essere necessari 6-10 puff ogni 1-2 ore.

Se il paziente migliora rapidamente e se anche il PEF sale a valori superiori all’80% del predetto o del miglior valore personale e il miglioramento persiste almeno per 3-4 ore, non è necessaria altra terapia. Altrimenti, è utile aggiungere corticosteroidi per via orale per 4 o 5 giorni per accelerare la risoluzione della crisi.

E’ necessario un attento monitoraggio del paziente e un pronto invio in ospedale in caso di mancata risposta.

Indicazioni all’immediato ricovero in ospedale

Il paziente va ricoverato se:

  • è a rischio elevato di asma fatale;
  • la riacutizzazione è grave (il paziente ha sintomi importanti, non migliora dopo le prime dosi di farmaci, il PEF rimane inferiore al 60% del predetto o migliore personale dopo la terapia con beta2-agonisti);
  • la risposta ai beta2-agonisti non è rapida né sostenuta per almeno 3 ore;
  • non c’è miglioramento dopo 6 ore dall’inizio del trattamento con corticosteroidi sistemici;
  • c’è un ulteriore peggioramento.

Fonte: SNLG Regioni 10 – Linee guida sull’asma bronchiale.

di Massimo Pacifici

Medico chirurgo, specialista in chirurgia generale.


1 commento per Asma bronchiale: il trattamento delle crisi nell’adulto

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