Zecche: una situazione da tenere sotto controllo

Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva

I cambiamenti climatici e ambientali hanno favorito la diffusione delle zecche con il conseguente aumento del numero di segnalazione di persone morse e la possibile crescita dei tassi d’infezione dei patogeni più diffusi da esse trasmesse. Una realtà in preoccupante evoluzione che ha reso necessario acquisire in alcune aree territoriali, Veneto e Alto Friuli, dati epidemiologici per valutare l’effettivo rischio zoonotico.

Sabato 13 giugno, all’ospedale Fracastoro di San Bonifacio (Verona) con il convegno: “Le zecche: pericolo concreto per l’uomo?” sono stati presentati i risultati del progetto di ricerca condotto sulla zecca dei boschi (Ixodes ricinus), specie che predilige i luoghi freschi e umidi, per quattro anni in cinque province del Nordest dai laboratori dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, le Asl competenti e la facoltà di veterinaria dell’università di Padova. Ne emerge una situazione che se non è di vero e proprio allarme, va comunque tenuta sotto controllo. La mattinata di lavori, organizzata da Asl 20 di Verona, Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva, Izs delle Venezie e Associazione Giovanni Vincenzi, è stata l’occasione per affrontare anche, più in generale, gli aspetti ecologici, epidemiologici e clinici legati all’aumento della presenza delle zecche negli ambienti silvestri e urbani.

«Si tratta di un fenomeno significativo – ha detto nel suo saluto Roberto Poggiani, vicepresidente SIMeVeP -. Basti pensare che in un anno sono almeno un centinaio le persone che si rivolgono al pronto soccorso di un ospedale come quello di San Bonifacio in seguito al morso di una zecca. Oltre alla diffusione della varietà dei boschi non va dimenticata quella del piccione presente negli ambienti antropizzati: un rischio, anche questo, in costante aumento, come dimostrano i casi che si sono verificati nei mesi scorsi nel pieno dei centri storici di Venezia, Chioggia e Vicenza».

Per quanto riguarda la ricerca sui patogeni trasmissibili in Veneto, illustrata da Gioia Cappelli, del laboratorio di parassitologia ed ecopatologia dell’Izs, gli esemplari di Ixodes ricinus raccolti, nelle diverse fasi dello sviluppo (larve, ninfe, adulti) sono stati analizzati per verificare la presenza di Borrelia burgdodferi sensu lato (agente eziologico della malattia di Lyme), Anaplasma phagocytophilum (agente eziologico dell’Hga-Anaplasmosi granulocitica umana) e Tbe (encefalite trasmessa da zecche).

I campionamenti ambientali sono iniziati nelle province di Udine e Verona per estendersi poi in quelle di Vicenza, Treviso, Padova e Pordenone e sono stati effettuati su siti mobili (monitorati una sola volta) e fissi (monitorati mensilmente), scelti sia casualmente che in base a segnalazioni di operatori sanitari o di privati. Le zecche raccolte (5.427 di cui 2.851 larve, 2.382 ninfe, 194 adulti), con il metodo della coperta strisciata (dragging), sono state analizzate per pool contenenti ciascuno venti larve e dieci ninfe, mentre gli adulti sono stati esaminati singolarmente.

Per quanto riguarda la Borrelia le positività hanno riguardato nel 2006 il 47% dei pool, nel 2007 il 20,4%, nel 2008 il 28,7%. Per l’anaplasma rispettivamente lo 0,9%, l’8,1%, il 4,8% e per il Flavivirus Tbe lo 0,9%, l’1,9% e il 2,6%. Per tutti i tre i patogeni sono le ninfe lo stadio in cui la loro presenza è più accentuata. La provincia di Verona, in cui sono stati monitorati sedici siti (Baldo e Lessinia), non è risultata particolarmente infestata rispetto alle altre province prese in esame o ad alcune zone del bellunese dove il problema desta maggiore allarme. Sull’esperienza in quel territorio è intervenuto Gianni Bertiato (Asl 1). Relazioni anche di Fabrizio Montarsi (Izs) su ecologia e diffusione delle zecche in Veneto, Rudi Cassini (Università di Padova) sui fattori di rischio per l’Italia nord orientale, Angelo Cazzadori (Università di Verona) sui principali quadri clinici delle infezioni trasmesse dai vettori. Il convegno è stato moderato da Stefano Marangon, direttore sanitario dell’Izs.

Fonte: Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva

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