Rianimazione: la sopravvivenza aumenta con la simulazione in situ

Una nuova metodica di formazione ricrea a sorpresa i possibili scenari all'interno di un ospedale per migliorare la risposta all'emergenza.

Simulazione con manichino pediatrico

Ricercatori dell’Università di Stanford negli Stati Uniti hanno sperimentato una metodica per migliorare la sopravvivenza dei pazienti pediatrici in arresto cardiaco intraospedaliero. Essi hanno sviluppato un approccio più ampio alla formazione sulla rianimazione per includere tutti coloro che rispondono ad un evento pediatrico d’emergenza.

Prima dell’avvio della nuova formazione la sopravvivenza a seguito di un arresto cardiaco era del 40 per cento. Questo valore è paragonabile alla media degli ospedali pediatrici negli USA. Dopo la formazione la sopravvivenza è balzata al 60 per cento senza aumento di complicanze neurologiche.

«Lo studio ha utilizzato la simulazione in situ per formare il nostro personale, abbiamo ricreato scenari di casi reali», ha detto Deborah Franzon, direttore medico di terapia intensiva pediatrica dell’ospedale di Stanford e professore associato di clinica pediatria. «I bambini hanno avuto risultati migliori perché la nostra squadra era più preparata e meglio addestrata. Avere questo risultato è stato per noi molto emozionante».

In passato gli studi su questo tema avevano interessato il solo personale sanitario. Nel nuovo studio è stato coinvolto l’intero team ospedaliero, dai medici agli addetti alla sicurezza. L’organizzazione dello studio ha previsto una procedura non preannunciata di allarme e di simulazione su manichino, le cui condizioni sono state programmate per migliorare o peggiorare a seconda dell’efficacia dell’intervento. Le simulazioni sono state videoregistrate per rivedere l’intervento e discutere le criticità.

In passato altri ricercatori avevano già studiato l’effetto delle simulazioni ma pochi studi precedenti avevano testato un pacchetto completo di interventi educativi per l’intero team in vari ambienti ospedalieri. Le simulazioni, infatti, si sono tenute sia in luoghi dove le emergenze sono più comuni, come le unità di terapia intensiva, sia in quelli dove sono rari, come il reparto di radiologia.

Un obiettivo fondamentale della formazione è stato l’identificazione della persona con il ruolo di team leader e l’assunzione di specifici ruoli predefiniti per gli altri nella risposta all’emergenza. «È un po’ come un’orchestra», ha detto Franzon. «Ognuno ha un ruolo molto importante da svolgere».

Al Children Hospital di Stanford i risultati di questo studio hanno reso permanente il nuovo programma di formazione.

Lo studio compare sul numero corrente di Critical Care Medicine.


Knight LJ, Gabhart JM, Earnest KS, Leong KM, Anglemyer A, Franzon D. Improving code team performance and survival outcomes: implementation of pediatric resuscitation team training*. Crit Care Med. 2014 Feb;42(2):243-51. doi: 10.1097/CCM.0b013e3182a6439d.

di Massimo Pacifici

Medico chirurgo, specialista in chirurgia generale.


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