L’ipotermia nell’arresto cardiaco intraospedaliero è sottoutilizzata

La riduzione controllata della temperatura corporea è in grado di proteggere il cervello e di migliorare la sopravvivenza.

MonitorUn trattamento potenzialmente salvavita come l’ipotermia è usato raramente per i pazienti ricoverati che subiscono un arresto cardiaco. Lo rivela un recente studio statunitense.

L’ipotermia terapeutica, con cui il corpo viene raffreddato a circa 32°C, protegge il cervello dai danni causati dalla mancanza di flusso sanguigno e ossigenazione. Il trattamento ha dato prova di salvare la vita a un numero crescente di pazienti con arresto cardiaco extraospedaliero e di migliorare la sopravvivenza.

«Sappiamo che è usato in pazienti che sono andati in arresto cardiaco nelle loro case, al lavoro o in qualsiasi altro luogo al di fuori di un ospedale, ma si sapeva poco su come è usato in pazienti che hanno un arresto in ospedale» ha dichiarato il dott. Mark Mikkelsen, dell’Università della Pennsylvania, in un comunicato stampa della Perelman School of Medicine.

«Abbiamo scoperto che, anche se la maggior parte degli ospedali sono in grado di trattare questi pazienti con l’ipotermia terapeutica, essa non è stata usata» ha aggiunto Mikkelsen. «E anche quando è stata utilizzata, in quasi la metà dei casi non è stata raggiunta la temperatura corretta».

I ricercatori hanno esaminato i dati di più di 67.000 pazienti che sono andati in arresto cardiaco in oltre 530 ospedali degli Stati Uniti tra il 2003 e il 2009. Solo il 2 per cento di loro ha ricevuto l’ipotermia terapeutica.

Secondo Mikkelsen i pochi dati esistenti finora hanno portato all’elaborazione di raccomandazioni che demandavano al medico la scelta procedurale più idonea. Ciò ha avuto come conseguenza la carenza di protocolli istituzionali e un approccio operativo esitante.

Ogni anno negli Stati Uniti vanno incontro ad un arresto cardiaco all’interno di un ospedale oltre 210.000 pazienti. C’è da dire che molti di essi potrebbero non essere candidati all’ipotermia terapeutica perché hanno altre condizioni gravi o sono malati terminali.


Mikkelsen ME, Christie JD, Abella BS, Kerlin MP, Fuchs BD, Schweickert WD, Berg RA, Mosesso VN, Shofer FS, Gaieski DF. Use of Therapeutic Hypothermia After In-Hospital Cardiac Arrest. Crit Care Med. 2013 Jun;41(6):1385-1395. doi: 10.1097/CCM.0b013e318287f2c4

Foto: brykmantra (CC BY-SA 2.0)

di Massimo Pacifici

Medico chirurgo, specialista in chirurgia generale.


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