Crisi: rimborsare ai Pronto Soccorso solo i casi urgenti?

Uno studio USA evidenzia i limiti dei programmi di tagli ai pagamenti Medicaid per i casi non urgenti. Diversa la situazione in Italia.

Pronto SoccorsoAlcuni stati degli Stati Uniti hanno proposto di negare i pagamenti Medicaid nei casi in cui le visite risultino essere non urgenti, ma un nuovo studio apparso il 20 marzo su JAMA mette in evidenza i limiti di un piano del genere.

In un primo momento i sintomi più comuni sono difficili da diagnosticare come lievi o gravi. Il problema, riportano i ricercatori, è che, anche quando le condizioni di un paziente in pronto soccorso risultano essere di minore gravità, i sintomi iniziali sono di solito ambigui: dolore toracico, dolore addominale, febbre alta possono essere sintomi di guai seri o di qualcosa di molto più lieve.

E’ irragionevole aspettarsi che una persona comune possa sapere cosa significhino questi sintomi prima di andare al pronto soccorso, ha detto uno degli autori dello studio, Maria Raven della University of California di San Francisco.

«È possibile avere due persone al pronto soccorso con gli stessi sintomi. Una si rivelerà con una malattia potenzialmente letale e l’altra con una malattia minore», ha detto Raven.

Se un uomo di 65 si sveglia all’improvviso con dolore toracico, sostiene Raven, «l’unica cosa ragionevole da fare» è quello di rivolgersi ad un pronto soccorso. Se si tratta di bruciore di stomaco, il paziente – e anche il pronto soccorso – non può essere penalizzato.

Negli Stati Uniti alcuni stati, tra cui Washington, Tennessee, Iowa e New Hampshire, hanno preso in considerazione o approvato nuove regole che limitano i pagamenti Medicaid per le visite nei dipartimenti di emergenza che risultano essere non appropriate sulla base delle schede di dimissione dei pazienti.

Il team di Raven ha analizzato le informazioni di quasi 35.000 casi nel 2009 per valutare se la diagnosi di dimissione sia effettivamente un criterio di appropriatezza. I risultati riportano che solo il 6 per cento delle visite nei dipartimenti di emergenza presi in esame si è conclusa con una diagnosi gestibile da un medico di assistenza primaria.

Nel nostro Paese la situazione clinica, organizzativa ed economica è diversa. Le prestazioni sanitarie erogate dai Pronto Soccorso appaiono sovrastimate per la gravità e sono rimborsate dalle Regioni secondo modelli autonomi che prevedono tariffe maggiorate sulla base del nomenclatore tariffario regionale delle prestazioni specialistiche ambulatoriali; tariffe forfettarie differenziate per il codice di triage di dimissione; il finanziamento indiretto mediante aumento delle tariffe base per i ricoveri di degenza ordinaria o day hospital.

Si tratta di un vero e proprio mosaico gestionale con una tendenza diffusa: le Aziende sanitarie ricevono per le prestazioni di Pronto Soccorso rimborsi più alti rispetto a quelli ambulatoriali. Tre anni fa ne scrivevo un esempio per la distorsione della caviglia nel Lazio, ma da allora ben poco è cambiato.

Il sovraffollamento dei Pronto Soccorso, condizione di vera e propria emergenza sociale e sanitaria quotidiana, ha tra i suoi “antidoti” l’organizzazione dei servizi territoriali integrati con capacità diagnostiche e terapeutiche di base e il coordinamento con l’ospedale. Il forte ritardo delle Aziende Sanitarie Locali e delle Aziende Ospedaliere ad attuare queste innovazioni trova spiegazione anche nella convenienza economica a lasciare le cose così come sono.


Raven , MD, Lowe RA, Maselli J, Hsia RY. Comparison of Presenting Complaint vs Discharge Diagnosis for Identifying “Nonemergency” Emergency Department Visits. JAMA 2013;309(11):1145-1153. doi:10.1001/jama.2013.1948.

Foto: manuel@ (CC BY-NC-ND 2.0)

di Massimo Pacifici

Medico chirurgo, specialista in chirurgia generale.


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