Rianimazione: i familiari che assistono superano meglio lo stress

La loro presenza durante la rianimazione cardiopolmonare può non interferire con gli sforzi di medici e associarsi a risultati psicologici positivi.

Segnale internazionale che indica la presenza di un defibrillatore (DAE)

Defibrillatore

Uno studio francese ha registrato meno sintomi di stress post-traumatico, ansia o depressione nei familiari presenti durante i tentativi di rianimazione di un congiunto.

I ricercatori, che hanno pubblicato ieri i loro risultati sul New England Journal of Medicine, hanno anche rilevato che i familiari testimoni non aumentano lo stress degli operatori sanitari, non creano interferenze quando la vittima sopravvive o intentano più cause legali.

«La presenza della famiglia durante la RCP [rianimazione cardiopolmonare] si è associata a risultati positivi sulle variabili psicologiche e non ha interferito con gli sforzi di medici», ha scritto il team guidato dalla dottoressa Patricia Jabre dell’Avicenne Hospital di Bobigny.

I familiari presenti possono fare i conti con la realtà della morte e capire meglio che gli operatori sanitari hanno fatto tutto il possibile. Anche se la questione è stata oggetto di pochi studi, le linee guida internazionali incoraggiano a lasciare presente la famiglia.

Le conclusioni del gruppo francese si basano su 570 casi trattati da 15 squadre di emergenza medica dotate di unità di terapia intensiva mobile e di personale con almeno un medico e un’infermiere. E’ stato direttamente chiesto ai membri della famiglia se volevano osservare. In caso negativo sono stati accompagnati ad un’altra zona della casa. Quando le persone hanno scelto di assistere, un membro del team li ha informati durante tutto il processo.

Delle 570 persone che hanno subito la RCP, solo 20 erano ancora vive 28 giorni dopo, con un tasso di sopravvivenza del 4 per cento. La presenza dei familiari non ha avuto influenze sulla sopravvivenza.

Novanta giorni dopo i parenti sono stati intervistati utilizzando un questionario. Tra i familiari non testimoni della rianimazione il tasso dei sintomi di disturbo post-traumatico da stress è stato del 60 per cento più alto rispetto a quelli che avevano assistito.

Ha cambiato idea sull’opportunità della propria scelta il 3 per cento dei testimoni, contro il 12 per cento di chi non era presente.

Meno dell’1 per cento ha interferito con l’equipe medica. Gli operatori hanno riferito livelli di stress indipendenti dalla presenza dei familiari.

Nessuna minaccia di denuncia è stata ricevuta. Le caratteristiche culturali in Francia possono essere diverse, hanno detto i ricercatori, ma «i nostri risultati dovrebbero contribuire a fugare i timori medico-legali dei medici» ha affermato il Dr. Frederic Adnet, uno degli autori. «Anche se il nostro studio ha coinvolto solo l’arresto cardiaco extraospedaliero, pensiamo che sia applicabile per l’arresto cardiaco intraospedaliero».

L’obiettivo consueto di un normale team di soccorso è quello di stabilizzare rapidamente il paziente per raggiungere l’ospedale, e ciò può ostacolare la capacità di interazione con la famiglia. Esiste poi una certa riluttanza a lasciare assistere la famiglia perché i soccorritori sanno bene che la maggior parte delle persone non sopravvive e non si vuol lasciar pensare che possa essere colpa del soccorso. Gli interventi analizzati in questo studio hanno invece coinvolto squadre mediche ben addestrate e affiancate da un assistente di sostegno incaricato di spiegare attentamente le fasi della rianimazione. Una realtà del genere è decisamente poco diffusa a causa dei costi di gestione.


Jabre P, Belpomme V, Azoulay E, Jacob L, Bertrand L, Lapostolle F, Tazarourte K, Bouilleau G, Pinaud V, Broche C, Normand D, Baubet T, Ricard-Hibon A, Istria J, Beltramini A, Alheritiere A, Assez N, Nace L, Vivien B, Turi L, Launay S, Desmaizieres M, Borron SW, Vicaut E, Adnet F. Family Presence during Cardiopulmonary Resuscitation. N Engl J Med. 2013 Mar 14;368(11):1008-18. doi: 10.1056/NEJMoa1203366.

di Massimo Pacifici

Medico chirurgo, specialista in chirurgia generale.


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